Educare ai videogiochi o con i videogiochi?

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Educare al gioco

Ciao FollowHz!

Torno su questi schermi dopo tantissimo tempo, ma confido di aver finalmente trovato (ed elaborato) una riflessione che possa far capire anche al pubblico non specializzato l’importanza del videogioco nell’età adulta, soprattutto in alcuni contesti specifici. Come ho scritto anche nella mia bio qui sul sito, da parecchi anni, oltre che una psicologa, sono una capo scout.

Ora, ci si potrebbe chiedere come queste informazioni autoreferenziali assolutamente slegate dal mondo videoludico potrebbero interessarvi, ma è molto più lineare e semplice di quanto non sembri. Essere capo scout significa educare bambini, bambine, ragazzi e ragazze, ma anche giovani adulti e adulte. Dal loro ingresso nel gruppo scout, fino al giorno in cui il loro cammino si allontanerà dallo scoutismo o, al contrario, decideranno di divenire a loro volta educatori.

Ed ecco dove arriva l’importanza dei videogiochi

Da quest’anno il mio incarico è occuparmi delle ragazze adolescenti (12-15 anni), chiamate Guide. Non so che età abbiate voi che mi leggete, non so da quanto tempo non vi trovate a interagire con delle adolescenti (o degli adolescenti, nel gruppo scout ovviamente ci sono anche loro!), ma io, con le ragazze e i ragazzi del gruppo mi porto circa 15 anni di distanza. Siamo d’accordo che nel 2021 sono tantissimi? Sono praticamente una boomer per loro!

Eppure, ci sono delle cose che non cambiano. Come i giochi e le modalità di gioco.

Molti dei ragazzi, per esempio, giocano a Clash Royale sui loro smartphone, guardano i gameplay su Twitch, ne parlano fra di loro. E ne parlano con i loro capi scout. Le ragazze fanno una piccola eccezione: cambiano molti più giochi, si “fissano” di meno su un gioco in trend ed è più difficile star loro dietro ma la sostanza non cambia: i videogiochi sono un aggancio per educare i ragazzi e le ragazze. Sono un gancio, un argomento di cui parlare per entrare in confidenza con loro, per far sì che ci sia una relazione sincera, basata sull’interesse reciproco.scout g2bfd84c96 1920

Ma non solo: educare è un gioco su più livelli

Abbiamo già visto in precedenti articoli che spesso i videogiochi vengono visti come un qualcosa che può “fare male”: allontanerebbero dallo studio, potrebbero creare dipendenze, rendere aggressivi,… insomma, la quantità di conseguenze potenzialmente negative è infinita ma, come abbiamo detto, queste conseguenze non sono determinate a priori: non è il gioco che rende aggressivi ma un insieme di fattori. Non è il gioco che crea dipendenza, ma diversi fattori.

Conoscere i giochi preferiti da ragazzi e ragazze, sapere come funzionano, ci permette di educare anche al loro uso consapevole. Significa saper spiegare e far capire quali sono i rischi, ma anche quali sono i punti di forza, di questi contenuti.

A livello psicologico, infatti, la popolazione adolescente reagisce prima a livello emotivo e, solo successivamente, a livello cognitivo (e, quindi, ragionato). Conoscere come funzionano i videogiochi, conoscere quali sono quelli più giocati dalle persone intorno a noi, ci permette di utilizzarli al meglio. Se si riescono a sfruttare le emozioni, impulsive, dirette, non controllabili, per far capire i punti di forza, sarà più semplice poi ragionare sugli aspetti “di rischio”.

libriEcco, allora, che giocare, per noi persone adulte, ci permette di educare e formare le nuove generazioni al gioco consapevole e, soprattutto, non demonizzante.

E poi, ammettiamolo: con tutti i nuovi videogiochi di logica, ad ambientazione storica, con i quiz,… utilizzarli per memorizzare cose già studiate, per ripassarle o per trovare i falsi storici (esempio non videoludico: vi è capitato in Eternals di vedere tutto quel mare e chiedervi “ma era fra due fiumi” per poi ricordare che, in realtà, si estendeva dal Mediterraneo al Golfo Persico? A me sì)… non è molto più divertente? (E lo scrive una che i libri li ama e ha scelto di studiare per lavoro, quindi non è una scusa per non studiare!)

Fatemi sapere che ne pensate,

A presto!

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Ciao a tutt*, Sono Giulia, dottoranda, psicologa ed interessata al femminismo e alla parità di genere. Ho scoperto 4GameHZ da uno schiavista di nome Massimiliano. Scrivevo senza videogiocare e con il tempo ho scoperto che videogioco pure, spesso senza saperlo. Sono capo scout ormai da qualche anno, scrivo per diletto, provo a fare mille cose ma senza un Giratempo spesso è più difficile del previsto. Adoro le serie tv, potrei fare il rewatch di Friends ogni mese (e non è nemmeno la mia serie preferita), ho dovuto comprare un Kindle perché nella mia camera non c’era più spazio per me a causa del gran numero di libri. Credo fermamente che facendo cultura si possa cambiare il mondo, quindi provo a cambiare il mondo uno spiegone alla volta (e anche con gli shampoo solidi ma non credo sia questo il posto per metterci anche a parlare di questo).

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