Salve a tutti cari FollowHz! I ragazzi di Arkane Studios saranno riusciti a fare centro con questo Deathloop? La loro prima produzione esclusivamente Next-Gen sarà all’altezza della fama dello stesso studio che ci ha regalato titoli del calibro di Dishonored e Prey? Scopritelo con questa nostra recensione!

Benvenuti in questa nuova recensione. Se siete preoccupati per eventuali spoiler, potete stare tranquilli. In questa sede tratteremo solamente gli aspetti della trama già noti e approfondiremo gli altri aspetti che caratterizzano l’ultima opera di Arkane Lyon. Quindi sedetevi comodi e buona lettura!


Storia e Personaggi

Vestiremo i panni di Colt che, orfano dei propri ricordi, si risveglia su una spiaggia desolata della misteriosa isola di Blackreef. Il nostro protagonista scoprirà in maniera abbastanza brusca di essere intrappolato in un loop temporale che costringe lui e tutti gli abitanti del luogo a rivivere sempre lo stesso giorno in eterno. Subito faremo la conoscenza di Julianna la quale, per motivazioni a noi inizialmente ignote, sembra particolarmente interessata alla nostra pelle; infatti sarà proprio lei la fautrice della nostra prima morte, che ci farà anche scoprire dell’esistenza stessa del loop. Col tempo verremo a conoscenza dell’unico modo per spezzare questo maledetto ciclo infinito di eventi per tentare di far tornare tutto alla normalità, ovvero uccidere dei bersagli chiave prima che il giorno si azzeri e che tutto ricominci nuovamente. Gli unici ulteriori contrattempi saranno infatti gli abitanti stessi dell’isola nonché la potentissima Julianna, il cui unico intento sarà appunto quello di proteggere il loop da Colt. I giocatori saranno quindi immersi in un’avventura nella quale vivranno da prede e in cui chiunque mirerà esclusivamente ad ostacolare la ricerca di informazioni ed indizi per l’attuazione del piano di liberazione.

La storia di per sé risulta essere, anche se non troppo originale nelle premesse, ricca di dettagli e sorprese da non sottovalutare. Il titolo non mostra subito tutte le sue carte in tavola ai giocatori infatti, per poter apprezzare al meglio Deathloop, sarà necessario approfondire molto le ricerche di Colt ed esplorare in ogni anfratto l’isola di Blackreef, così da avere una vera panoramica della lore che il titolo di Arkane ha da offrire.

I personaggi principali dell’opera sono Colt e Julianna, entrambi molto ben caratterizzati e che intrattengono spesso il giocatore con i loro battibecchi e discussioni via radio. Molto apprezzata anche l’idea di rappresentare i pensieri del protagonista attraverso scritte luminose che appaiono lungo il percorso che dovremmo intraprendere, quasi fossero un suggerimento. Da segnalare, inoltre, un ottimo doppiaggio ed adattamento in lingua italiana, con Francesco Rizzi ed Alice Bertocchi che hanno dato splendidamente voce ad i due protagonisti.


Gameplay e Level Design

Come da tradizione Arkane, il gameplay si attesta su livelli ottimi. È stato preso molto da quanto visto in Dishonored, ma il tutto è stato ulteriormente smussato e perfezionato. Buona parte dei poteri che potremo ottenere durante il gioco sono “riciclati” direttamente da Dishonored: non che questo sia un male (almeno per quanto riguarda il sottoscritto), ma sicuramente non si può dire che spicchino per originalità.

I livelli, completamente esplorabili e densi di cose da fare e segreti da sviscerare, sono quattro e possono essere esplorati senza limiti di tempo in altrettante fasce orarie (mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera). L’esplorazione e la ricerca di indizi svolgono un ruolo fondamentale all’interno di Deathloop e, per quanto in alcuni casi la raccolta di questi non risulti essere per nulla guidata, nel menù sarà invece molto semplice tenere traccia di ogni singola informazione che avrete raccolto e quindi proseguire le vostre ricerche di conseguenza. Certamente il titolo potrebbe risultare ripetitivo per alcuni, l’inevitabile ripetizione delle giornate provoca un effetto molto simile a quello dei roguelike, ma la costante sete di conoscenza è quella che vi spingerà a proseguire l’avventura di Colt.

Il gioco offre anche una buona dose di loot: armi, piastrine per potenziarle e per potenziare Colt, che vi consentiranno di diventare killer sempre più efficaci. Le armi sono molto ben caratterizzate e rese bene in quanto a feedback grazie ai grilletti adattivi del DualSense di PS5, non altrettanto nella controparte PC dove, pur utilizzando il medesimo controller, potrete beneficiare unicamente della vibrazione aptica di quest’ultimo. In generale l’arsenale ed i potenziamenti sono suddivisi per rarità, che li renderà più o meno potenti ed aggiungerà, nel caso delle armi, dei power-up che le renderanno uniche (in particolare quelle leggendarie che saranno ovviamente le più complesse da reperire).  

Pad alla mano si tratta di un titolo non troppo semplice da masterare nelle sue meccaniche di movimento e gunplay, della serie “easy to play, hard to master”. Infatti, per quanto il gioco dia gli spunti per essere affrontato con più approcci, da quello stealth ad uno più aggressivo, quest’ultimo risulta assai più ostico soprattutto nelle fasi iniziali, nelle quali il nostro armamentario e le nostre abilità saranno parecchio scarse. Ciò non toglie che i giocatori più hardcore possano trovarlo assai appagante, esattamente come lo fu Dishonored, nel giocarlo in maniera più spregiudicata. Le uniche note di demerito che abbiamo riscontrato per quanto concerne il gameplay, riguardano un non sempre puntuale utilizzo delle hitbox dei nemici e degli oggetti dello scenario, nonché una IA dei nemici non proprio performante: questi infatti, difficilmente cercheranno riparo o copertura e spesso potreste anche avere l’impressione che abbiano qualche problema di udito. Aspetti che sicuramente sarebbero potuti essere smussati meglio, ma che non inficiano più di tanto sulla godibilità del gameplay e del titolo in generale.

Il gioco si attesta su livelli altissimi per quanto riguarda il Level Design, con picchi che solamente poche software house raggiungono; non è infatti da sottovalutare l’enorme esplorabilità degli ambienti che il titolo offre, soprattutto in verticale. Andare in giro per i quattro livelli dell’isola è sicuramente appagante sia dal punto di vista ludico, che da quello visivo, ma di questo ne parleremo nel prossimo paragrafo.


Ambientazione e Grafica

Come già detto, l’isola messa su dai ragazzi di Arkane Lyon è veramente bella da vedere e soprattutto da esplorare. Il titolo, per quanto il motore di gioco non faccia brillare il tutto da un punto di vista strettamente grafico, si mostra in un insieme di stili e colori veramente appagante e artisticamente unico. Per quanto, come già accennato, il gioco offra solamente quattro zone dell’isola, queste sono sicuramente tutte ben riconoscibili l’una dall’altra e il fatto che siano visitabili in diversi momenti della giornata, rende quegli stessi ambienti un po’ diversi proprio in base all’ora del giorno, con persino attività che potranno essere svolte in momenti ben specifici (tutto questo sempre molto ben contestualizzato con la storia principale o quest secondarie). Tirando dunque le somme sul comparto tecnico, sono assolutamente palesi le migliorie rispetto ai passati titoli sviluppati dal team di Arkane, ma sicuramente non si attestano su standard elevatissimi; dall’altra parte, il comparto artistico e lo stile scelto per l’opera risultano essere veramente appaganti alla vista e compensano il comparto grafico.


Conclusioni

Deathloop è un titolo assolutamente atipico, particolare e un’esperienza che merita di essere provata. Per quanto prenda molto dai vecchi titoli di Arkane Studios e gli sviluppatori non abbiano osato più di tanto, il gioco mescola tutto in un cocktail riuscito e che saprà intrattenervi piacevolmente per tutta la durata dell’avventura, ed anche con un simpatico multiplayer nel quale potrete invadere le partite di giocatori nei panni di Julianna e rovinargli i piani. In conclusione, quindi, vi consigliamo sicuramente di provare il titolo e di sviscerarlo in ogni sua parte, soprattutto se avete apprezzato le produzioni della software house francese.

5

PRO:

CONTRO:

  • Sistema di movimento reattivo e ben calibrato
  • Storia e lore intriganti
  • Mondo di gioco ricco di cose da fare e segreti da svelare
  •  Protagonisti molto ben caratterizzati (e doppiati)
  • Forse un po’ troppo simile a Dishonored nel gameplay
  • IA sotto tono
  • Gunplay ed hitbox non sempre perfetti
  • Potrebbe risultare ripetitivo per alcuni utenti

Voi avete già giocato Deathloop? Che ne pensate dell’ultima fatica di Arkane Lyon?

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