Nel caos delle informazioni a seguito dell’invasione russa in Ucraina c’è chi ha confuso dei trailer di videogiochi per vere immagini dal fronte. Non è un caso.

Quando i giornali sono fucili

In guerra, qualunque guerra, le informazioni sono difficili da ottenere oltre ad essere usate come armi contro il nemico.
Da un lato i giornalisti non sono facilitati nel lavoro dal cadere delle bombe attorno loro. Dall’altra parte il manipolare le notizie è parte essenziale del conflitto stesso, perché aiuta a demoralizzare il nemico, a galvanizzare i propri soldati, a rincuorare la propria opinione pubblica al fine di ottenerne il supporto. Non tralasciando anche l’aspetto diplomatico: se sul campo sei il più forte ti siedi al tavolo dei negoziati col coltello dalla parte del manico. Inoltre manipolare le news ti consente anche di avere la “scusa” per partire con l’attacco. In Ucraina è successa la stessa cosa.
Il sistema mediatico russo ha letteralmente martellato, prima e dopo l’invasione sia di febbraio che del 2014, la propria cittadinanza sulla “nazificazione” dell’Ucraina e sui presunti abusi subiti dalla minoranza russa. Questo ha contribuito alla creazione delle condizioni per l’avvio delle operazioni militari.

Confusione o incapacità?

Altro aspetto non trascurabile risiede nel denigrare le altre fonti di informazioni, specie se vengono dall’esterno. In sostanza, è chiaro che la Russia ha avuto tutto l’interesse a delegittimare i canali di informazione occidentali sottolineando incapacità e/o contraddizioni.  
Ha aiutato, per certi versi, il fatto che alcuni programmi televisivi italiani di taglio giornalistico (sia TG che programmi di approfondimento) abbiano usato video provenienti dai teaser di alcuni videogiochi “spacciandole” per immagini del conflitto.
Due i casi più eclatanti: il primo riguarda il TG1 e il TG2, i principali della Rai, che il 24 febbraio hanno mandato in onda immagini di una città, di sera, con il cielo abbagliato dai colpi della contraerea.
Peccato si trattasse di un filmato tratto da War Thunder!

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Immagini del servizio TG2

Verifica

Il secondo, avvenuto nella stessa data, riguarda il programma serale “Anni ‘20” trasmesso su Rai2. Si vede un caccia che bombarda una cittadina e viene successivamente ingaggiato, anche in questo caso, dalla contraerea nemica. Anche qui, tutto corretto se non fosse che il video è tratto da ArmA III (uscito nel giugno del 2013).
La domanda sorge spontanea: ma non potevano fare dei controlli? La risposta è: probabilmente no. Sia perché in guerra verificare le informazioni e le fonti, come detto, è quasi impossibile o per lo meno molto difficile, sia perché il sistema dell’informazione si basa sulla velocità della stessa informazione. I giornali non si prendono spesso il tempo di verificare la notizia: uscire con il “pezzo” più interessante per primissimi attira l’attenzione delle persone. Così facendo, non dovrebbero sorprendere questi errori, però è da sottolineare come queste disattenzioni fanno il gioco di chi vuole presentare al mondo la libera informazione come inaffidabile e poco credibile.

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Immagina tratta dal programma “Anni ’20”

Accuratezza

Certo, dal punto di vista del videogiocatore (e degli sviluppatori) questa è nota di merito. Se un videogioco, a livello soprattutto grafico, riesce a trarre in inganno un giornalista vuol dire che si è fatto un buon lavoro. Non è un caso se, anni prima per ragioni di propaganda, fu la stessa Russia ad usare un videogioco spacciandolo per la realtà.
Successe nel 2017 quando, all’interno di una nota inviata alla stampa dal Ministero della Difesa russo, era presente un video di una colonna di veicoli militari diretti, a detta sempre dello stesso ministero, in Siria. Doveva essere una “prova inconfutabile” del sostegno statunitense a milizie impegnate nel conflitto civile siriano.
Solo che, alcuni osservatori più attenti, si reso conto che il video in realtà era tratto un videogioco per telefoni: AC-130 Gunship Simulator: Special Ops Squadron.

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Immagini “AC-130 Gunship Simulator: Special Ops Squadron”.

Il mondo dei videogiochi nel conflitto in Ucraina

Per concludere, chi vi scrive, vuole segnare alcune delle reazioni immediate del mondo dei videogiochi all’ennesima invasione russa del territorio ucraino. CD Project, ovvero chi ha sviluppato “The Witcher” e “Cyberpunk 2077”, ha deciso di donare aiuti umanitari a favore del popolo ucraino. Mentre, subito dopo l’invasione, è stato annunciato che le vendite di “This War of Mine” saranno donate alla Croce Rossa del Ucraina.

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