Libro-game vs realtà: Intervista ad Andrea Tupac Mollica.

Bentornati cari Followhz,

State pronti per esplorare l’ignoto!

I Libro-game stanno tornando alla grande! Esempio lampante è Andrea Tupac Mollica, autore visionario protagonista dell’intervista del giorno!

Prima di pixel, gameplay e crani da sfondare con FPS variabile c’era un potente ambito in grado di far divertire i giocatori di tutto il mondo. Un mondo in cui bastavano parole ben pizzate e libertà di scelta per far scatenare l’immaginazione. Sto parlando ovviamente dei libro-game, ovvero storie narrate con dedizione fondamentale che presentano svariati sbocchi e multipli finali.

Seppur possano sembrare delle esperienze statiche e poco coinvolgenti, in realtà riprendono alla perfezione quella meravigliosa abilità dei giochi di ruolo di coinvolgere con forza e dedizione, sfruttando l’inventiva e creatività dei partecipanti. Ovviamente la nostra passione videoludica rimane invariata, ma risulta fondamentale osservare come la bellezza di queste opere possa amplificare le emozioni sperimentate grazie al prima citato medium. 

Per testimoniare le grandi ispirazioni e derivazioni provenienti dal mondo dei Libro-game abbiamo deciso di tuffarci in una delle ultime nuove proposte, ovvero Hong Kong Hustle di Andrea Tupac Mollica, edito da Aristea. Oltre a star sperimentando questa speciale opera d’intrattenimento, ci siamo anche prodigati nella creazione di un’intervista con il suddetto autore, che ci ha donato interessanti punti di vista sul genere d’appartenenza di questo Libro-Game, ovvero qualche appassionante spunto Cyberpunk.

Libro-game

Prima di iniziare con le domande, volevamo porgere i nostri più sentiti ringraziamenti ad Andrea Tupac Mollica per averci offerto questa splendida intervista. Detto questo, passiamo alla prima domanda: per la sezione di FollowHz che non vi conosce, chi è Andrea Tupac Mollica e di cosa si occupa?

Ciao! Appartengo alla vecchia guardia dei giocatori (classe 1974). Sono un antropologo per formazione e un progettista didattico per professione. E da qualche anno sono anche un autore di LibroGame e Giochi di Ruolo. Sono entrato in questo mondo che avevo 10 anni, e non ne sono più venuto fuori! Ho pubblicato con diverse case editrici (SpaceOrange42, Acheron e ora anche Aristea) e in rete si trovano anche parecchie mie cose amatoriali e gratuite (basta fare un salto sul mio blog “I Cancelli di Hellwinter”).

Tra le tante ambientazioni non esplorate dal mondo dei libro-game, lei ha scelto il Cyberpunk per la sua ultima produzione, dal titolo Hong Kong Hustle. Come mai ha puntato proprio in questa direzione e cosa la lega a mondi del futuro cybernetici?

Come mi è capitato di dire diverse volte, il cyberpunk è la mia casa. Di tutti i mondi fantastici e immaginari che ho frequentato nessuno mi trasmette più fascino e mi attrae di più. Mi sono avvicinato al genere cyberpunk da ragazzo, con i romanzi di William Gibson, e non me ne sono più allontanato. Già il mio primo LibroGame, “Golgota Blues” aveva una forte connotazione cyberpunk, seppur in una declinazione più fantascientifica. E quando Dario Leccacorvi (il boss di Aristea) mi ha chiesto di scrivere un LG per loro, la scelta del genere cyberpunk è stata immediata!

Libro-game

Secondo lei cosa spinge i giocatori di tutto il mondo a sperimentare i libro-game o i giochi di ruolo nonostante il dilagare di opere interattive del calibro dei migliori videogiochi RPG del mercato?

Credo che la sovrapposizione tra i media che hai citato effettivamente vi sia, ma solo in parte. I Giochi di Ruolo tabletop ed i LibroGame offrono comunque un tipo di esperienza che nessun videogame è in grado di darti (e viceversa, beninteso). Per quanto riguarda i GDR, il senso di comunità, di vicinanza e di amicizia che si instaura fra i giocatori crea un legame molto forte e gratificante, mentre per i LibroGame è il fascino della lettura a catturare, e soprattutto l’idea di vivere da protagonista un romanzo d’avventura, che penso sia un desiderio che tutti i lettori provano almeno un volta.

Uno dei precursori del genere è stato Lupo Solitario, un libro-game dal quale una grossa fetta dell’utenza ha ottenuto le basi per questo splendido universo. Lei cosa ne pensa del prima citato cult e quanto ha influito nelle sue recenti produzioni?

Lupo Solitario ha segnato il mio ingresso nel mondo ludico, nell’ormai lontano 1985, ed è tutt’ora la mia serie di LibroGame preferita, mai rimpiazzata, nonostante la collezione che ho messo su negli anni sia piuttosto nutrita. Dal mai troppo compianto Joe Dever, che ho avuto l’onore di conoscere personalmente, ho imparato una lezione fondamentale: e cioè che il LibroGame è prima di tutto una forma di letteratura e che l’elemento della storia e della narrazione deve essere il driver dell’esperienza ludica, e non il contrario.

Libro-game

Universi Cyberpunk nel mondo videoludico stanno progressivamente dilagando e ottenendo grande rispetto grazie a narrativa matura ed interpretazione del personaggio. Data la nostra esperienza in campo videoludico non possiamo non sottoporvi Cyberpunk 2077, la nuova opera dei ragazzi polacchi di CD Projeckt RED. Lei cosa ne pensa di quest’ultimo prodotto? Trova presenti delle analogie con il mondo da lei ideato?

Di questo storico Gioco di Ruolo possiedo la prima edizione degli anni ’80, che all’epoca si intitolava “Cyberpunk 2020”. E oggi siamo arrivati a quella fatidica data e la realtà ha raggiunto la fantasia! Questo è stato il mio primo Gioco di Ruolo cyberpunk, e l’ho giocato e amato molto. Poi però, qualche tempo dopo, ho scoperto il cyberfantasy di Shadowrun, ed è lì che è stato vero amore! Per quanto riguarda le influenze… beh sicuramente nella mia Hong Kong del 2174 c’è più di qualcosa della Night City di Cyberpunk RED.

Molto spesso i TRPG (Tabletop RolePlaying Games) e i libro-game risultano strettamente collegati, date le numerose similitudini riscontrabili. Lei pensa che questo connubio possa essere sensato oppure che le due tipologie d’intrattenimento vadano separate?

Le due forme ludiche sono collegate non solo da un punto di vista tipologico. Oggigiorno ci sono diversi Giochi da Tavolo che integrano meccaniche da LibroGame (penso ad “Above and Below”, ma ce ne sono molti altri), ed anche LibroGame che incorporano meccaniche tabletop (come “Four Against Darkness” o la pionieristica serie “Bloodsword”). Il connubio è naturale e molto spesso ben riuscito.

Libro-game

Data la sua esperienza collegata con il genere, come potrebbe, secondo lei, il Cyberpunk donarci nozioni per vivere meglio il mondo e la realtà che ci circondano?

La potenza immaginifica del cyberpunk risiede nel fatto che getta uno sguardo sul futuro, ma su un futuro prossimo, non remoto. Molte delle visioni del cyberpunk anni ’80, dalla riscrittura dei rapporti sociali indotta dalle tecnologie telematiche, all’ascesa dei grandi gruppi corporativi multinazionali, al rischio di tecnocrazia posto dallo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, sono oggi realtà. E se siamo in grado di valutare in modo critico queste trasformazioni sociali, invece di riceverle in modo passivamente entusiastico, è anche perché la letteratura cyberpunk ci ha avvisato che il futuro può essere distopico

Benissimo, siamo giunti alla domanda conclusiva. Prima di salutarci, riproponiamo i nostri auguri per i futuri progetti di Andrea Tupac Mollica, che possa stupirci con ulteriori storie e ambientazioni sfaccettate. Dunque, a proposito dei suoi progetti, come possono i nostri FollowHz seguirla e rimanere aggiornati sulle sue ultime pubblicazioni?

Sono su Twitter (@andreatupac) dove pubblico tutte le novità sui miei lavori ludici, e poi, come ti dicevo, c’è il mio blog “ I Cancelli di Hellwinter”.

Grazie davvero per questa intervista, e per l’attenzione che state dedicando ad “Hong Kong Hustle”!

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Salve videogiocatori, mi chiamo Matteo Calvano, ho 16 e come potrete immaginare amo i videogiochi, anzi sono uno di quelli che li ritiene pura arte. Allenatore Pokémon dalla nascita, nel mio curriculum figurano mestieri come stratega, cacciatore di zombie e studente a tempo perso ?

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