Intervista a Rosario Esposito Ferrara: sviluppatore di Covid-19!

Salve a tutti cari FollowHz! Quest’oggi vi riportiamo un’interessantissima intervista fatta a Rosario Esposito Ferrara, un nostro caro amico della Italia 3D Academy autore del gioco Covid-19.

  • Ciao Rosario! Prima di cominciare, vorremmo ringraziarti per aver deciso di spendere due parole con noi. Senza ulteriori esitazioni, parliamo un po’ della tua attività di sviluppatore.
    Come e quando è nata questa idea?

Salve! Grazie a voi per avermi concesso quest’intervista! L’idea è nata verso fine febbraio del corrente anno, con la sempre più crescente paura del Coronavirus, di cui si iniziava a parlare giornalmente.  Si sentivano dire fin troppe cose, c’è chi sosteneva che le mascherine bloccassero i contagi, chi diceva di no, c’è chi diceva che a fare ciò era l’Amuchina e nel frattempo la Lombardia era diventata l’epicentro del virus in Italia. La mia idea nasce proprio da tutta questa confusione e mancanza di informazione.


  • Come sei entrato nel mondo dei videogiochi e perché?

Sono entrato nel mondo dei videogiochi in tenera età come tutti, mi piaceva l’idea di un mondo interamente digitale in cui il protagonista fossi io, ma col tempo la cosa iniziò a non bastarmi, oltre ad essere protagonista, mi piaceva proprio l’idea di crearne uno io, inventarmi le mie storie e scegliere da me il modo in cui far proseguire il gioco. Quindi da bambino iniziai a utilizzare la prima versione di Unreal Engine ma la trovai molto difficile, poi passai al Source Engine e la cosa migliorò solo di poco e infine intorno al 2015, dopo anni a modellare in 3D e basta, passai a Unity che mi permise di fare sul serio, in seguito ho approfondito le mie skills da modellatore all’IPCA (Instituto Politécnico do Cávado e Ave), un Politecnico situato a Barcelos, in Portogallo, fino alla realizzazione della mia tesi di laurea, presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, sviluppata interamente in realtà virtuale dove ricostruii un museo utilizzando le scansioni 3D di monumenti reali in giro per i musei del mondo per preservarli in una forma digitale non esposta al degrado o alla distruzione. Nel 2018 approdai all’Italia 3D Academy di Pisa e ad Unreal Engine 4, di cui l’accademia è partner, dove iniziai veramente a fare sul serio. Grazie a questa accademia di videogiochi sono riuscito a formarmi a 360 gradi sui svariati aspetti del mondo videoludico, che da autodidatta non sarei riuscito a raggiungere per la mancanza di informazioni complete su internet, inoltre ho potuto sfruttare i consigli di molti professori che oltre che insegnanti sono anche sviluppatori, riuscendo a comprendere per bene tutti i vari passaggi dello sviluppo di un videogioco che da fuori sembrano abbastanza ovvi, ma che dall’interno non lo sono per nulla!


  • C’è qualche studio di sviluppo che, agli inizi della tua carriera, ti ha in qualche modo ispirato?

Si, come compagnia mi ha ispirato Oculus, visto che ho seguito lo sviluppo della VR fin dall’inizio e sono stato uno dei primi supporter ufficiali del periodo, visto che il mio interesse da bambino riguardava in particolar modo questo settore, invece come studio di sviluppo mi ha ispirato molto la Valve, in particolare la saga di Half Life/Portal, e la loro capacità di creare storie interattive a dir poco geniali, ammiro molto il loro stile grafico, le innovazioni portate da ogni videogioco da loro creato che fin da subito fanno scuola per tutte le case di sviluppo in giro per il mondo che solitamente si adattano al nuovo standard in pochissimo tempo.


  • Che opinione hai del settore dell’industria video-ludica?

Indubbiamente il settore videoludico nel corso degli anni si è sviluppato e diffuso in tutto il mondo, se in passato era un settore di nicchia adesso è un fenomeno di massa. Oltre che ai giocatori, il merito va senza dubbio agli addetti al settore, che fin dall’inizio hanno fatto dell’innovazione il loro cuore pulsante. Si è passati in pochi decenni da giochi in 2D, a 8 bit e con AI scriptate a videogiochi in 4K, con grafica fotorealistica, AI all’avanguardia e che fa largo uso di motion capture e attori famosi in carne e ossa. Le grandi Major forse negli anni si sono un po fossilizzate sui soliti generi dal 2008 in poi, nonostante il progresso tecnologico, forse per non rischiare troppo a causa della crisi nata in quel periodo, ma fortunatamente ciò ha fatto nascere un nuovo tipo di sviluppatore, il cosiddetto Sviluppatore indie che ha contribuito a creare nuovi generi videoludici, compensando con la fantasia e l’inventiva, ciò che non poteva essere fatto con un budget molto risicato. Generi che poi sono stati assorbiti dai big del settore videoludico non appena riscontrato il successo. Basta pensare ai survival, genere ormai diffuso, nato con Minecraft, gioco indie per eccellenza. Grazie a tutte queste cose, definire i videogiochi l’ottava arte, ormai mi sembra una cosa scontata e appurata.


  • Quale è il genere video-ludico che preferisci?

Onestamente non ho solo un genere di riferimento. Uno dei miei generi preferiti è senza dubbio il genere survival, mi piace l’idea di non avere delle regole predefinite da seguire, di dover contare solo su me stesso per sopravvivere e progredire e di dover elaborare delle strategie per poter catturare o cacciare i vari animali presenti nei titoli di questo genere. Ma di mio adoro pure le avventure grafiche, che permettono al cervello di rimanere sempre allenato, il genere FPS, che mi permette di approcciare delle strategie in modalità stealth, come il buon e vecchio Deus Ex, cercando di superare le missioni senza farmi notare e adoro molto i giochi in realtà virtuale perché permettono al giocatore di immergersi completamente in un mondo illusorio, che ai nostri occhi diventa tanto reale e tangibile quanto quello in cui siamo nati e cresciuti.


  • Cosa ne pensi dell’odierna offerta video-ludica?

Oggi l’offerta videoludica è molto varia, è possibile trovare generi di tutti i tipi, soprattutto ibridi, visto che i confini tra un genere e l’altro si stanno facendo sempre più sottili, oggi infatti è prassi comune accorpare più generi in uno, un esempio su tutti può essere la nuova serie di Tomb Raider, la cosa non ha snaturato la serie, ma invece l’ha arricchita, aggiungendo il genere survival al gioco. Per il resto negli anni si sono sviluppate più piattaforme di gioco che vanno aldilà del semplice dualismo PC-Console a cui eravamo abituati in passato. Oggi giorno infatti possiamo trovare giochi per smartphone e tablet, che hanno a loro volta adattato vecchi giochi esistenti con nuove meccaniche (touch screen, giroscopi, oscillometri), visori VR che hanno creato delle esperienze di gioco nuove (Una tra tutti il nuovo Half Life: Alyx) o ripreso meccaniche create nel decennio scorso con la Wii della Nintendo e console ibride come la Switch che per la prima volta portano il mondo console domestico pure fuori casa con un parco titoli e una potenza di calcolo che fanno impallidire le vecchie console portatili. Diciamo che oggigiorno non ci sono scuse se si vuole entrare in questo fantastico mondo, ci sono titoli e piattaforme per tutte le esigenze.

  • Che cosa ne pensi della correlazione gioco=violenza?

Direi che c’è la stessa correlazione che ci può essere anche con un film o un telegiornale visto all’ora di pranzo da intere famiglie, bambini compresi. Non si può colpevolizzare un videogioco se i genitori sono i primi a comprarlo a un bambino di 10 anni, associando mentalmente la parola videogioco a elementi per bambini, nonostante sulla scatola ci sia il PEGI 18 e quindi non capendo che ci sono videogiochi per tutte le età e che il media non è destinato interamente ai bambini, ma anche agli adulti. Secondo me ci dovrebbe essere più informazione e meno demonizzazione, anche perché dubito che un genitore faccia vedere un film da bollino rosso a un bambino piccolo, quindi ci dovrebbe essere la stessa consapevolezza pure in questo settore, ma purtroppo abbiamo riscontrato più volte che TV e giornali preferiscono marciarci sopra pur di vendere qualche copia di giornale in più o fare qualche visualizzazione extra, piuttosto che sensibilizzare la gente su questa tematica.


  • Da cosa è nata l’idea per il tuo gioco?

Allora, come già detto prima l’idea nasce a fine febbraio 2020, periodo in cui si pensava che il virus fosse confinato in Cina e quindi nessuno credeva veramente che sarebbe arrivato fino in Italia e poi nel resto del mondo. Nel frattempo il virus era arrivato a Codogno e poi a Milano e si iniziava a percepire inquietudine nel resto d’Italia, anche se comunque nessuno voleva credere che si sarebbe arrivato a un Lockdown di mesi e mesi, anche se si iniziava già a parlarne. Così per esorcizzare la paura che pian piano si andava delineando, ho deciso di creare questo gioco, dove il tema del virus viene trattato in maniera ironica, utilizzando quindi quelle stesse voci di corridoio per debellarlo, infatti possiamo trovare “La Mucchina” il detergente per le mani capace di uccidere il virus al solo contatto. Troviamo i distributori di mascherine in tutti gli angoli della città, che rendono i milanesi completamente immuni al virus, nonostante trovarle in quel periodo era praticamente impossibile, cosa che gli permetteva di tornare a lavorare e quindi a fatturare. Abbiamo la bomba alla Mucchina capace di distruggere il virus con un ampio margine d’azione e soprattutto abbiamo il virus visibile nelle strade della città che continua a moltiplicarsi e ad espandersi, mietendo vittime, perché se i virus in generale fanno paura perché sono invisibili e potenzialmente potrebbero essere ovunque, innescando un po una caccia alle streghe, diffidando di chiunque, soprattutto da chi viene fuori città, i virus visibili fanno ancora più paura perché è possibile vedere la moltiplicazione degli stessi in giro per la città rotolando in branco, e andando a decimare la popolazione locale. Sarà compito nostro distruggere il virus prima del raggiungimento delle 500 morti, cosa che altrimenti permetterebbe al virus di espandersi nel resto d’Italia. Dopo aver creato una prima bozza del gioco, lo feci vedere a uno dei professori responsabili di Italia 3D Academy, Giulio Luzzi, che mi incoraggiò a continuarlo e ultimarlo, poiché secondo lui era un gioco in cui valeva la pena investire del tempo. Così passai i successivi mesi in quarantena a completare e perfezionare il gioco, cosa che mi aiutò pure a trascorrere “quasi serenamente” il tempo, visto che vivendo da solo non avevo modo di vedere nessuno e quindi mi rese più facile quel periodo di tempo.

Trailer Covid-19

  • Covid-19 è un argomento molto discusso e delicato. Come pensi verrà recepita al pubblico questa tua creazione e qual’è il tuo intento?

Sono una persona che adora molto sperimentare e creare nuovi videogiochi e inizialmente questo era solo un esperimento dettato dalla paura. Come già detto, lo scopo era esorcizzarla ma non sottovalutarla, ecco perchè il virus è visibile, per far percepire la realtà attraverso il gioco, rendere chiaro che quello che accade è reale e sta succedendo là fuori nel mondo e non solo sui loro monitor. Inizialmente temevo che il messaggio dietro al mio videogioco potesse essere travisato e percepito come poco rispettoso, quindi man mano che lo portavo avanti, facevo vedere i progressi di gioco a centinaia di persone, grazie a vari gruppi facebook o telegram di sviluppatori o videogiocatori come me a cui poter chiedere un parere. Fu così che mi resi conto che la gente stava capendo il messaggio che volevo lanciare e anzi mi arrivavano pure dei consigli su come continuarlo e suggerimenti sulle meccaniche di gioco, da aggiungere o smussare.


  • Attualmente sei al lavoro su qualche altro progetto?

Si, attualmente sto sviluppando un videogioco a tema fantascientifico chiamato “Singularĭtas”, ambientato in una piccola isoletta di fantasia nei pressi della Sicilia, mia regione d’origine, in cui nei panni del figlio, dovremo risolvere i misteri che un Professore Universitario di Ingegneria Informatica dell’Università di Catania si è portato con se nella tomba. Per adesso non posso aggiungere altro oltre alla premessa del gioco, ma nel caso, vi terrò informati!


  • Hai qualche consiglio per chi vuole intraprendere questo percorso?

In questo settore la parola chiave è “studiare”. Il settore è in continua evoluzione e i metodi utilizzati anche solo 10 anni fa, pur essendo ancora validi, non sono più i metodi utilizzati oggi. Bisogna sempre aggiornarsi e innovarsi e iniziare a capire fin da subito se un determinato prodotto potrebbe avere successo o meno. Consiglio a tutti di affidarsi a un’accademia di videogiochi, i progressi fatti in questo modo non è possibile raggiungerli in tempi brevi da autodidatta, i consigli e i suggerimenti dati da un professionista del settore aiutano parecchio a mio parere e io onestamente mi sono affidato a pieno ai miei professori, che mi hanno aiutato a comprendere i miei difetti, a smussarli o eliminarli del tutto, e giorno dopo giorno cerco di perfezionarmi, approfondire gli studi su un determinato settore dello sviluppo videoludico e diventare un professionista migliore del giorno precedente.

Vi ringrazio nuovamente per il tempo che mi avete concesso! Un grosso saluto a tutti i lettori di 4GameHz!

Ringraziamo nuovamente il nostro caro amico Rosario per la sue risposte e per averci parlato della sua passione e del suo gioco Covid-19.

Vi è piaciuta questa intervista? Anche voi amate il mondo dei videogiochi e vorreste rendere la vostra passione un lavoro come ha fatto Rosario? Che ne pensate del gioco?

Qualora foste interessati, eccovi il link con tutte le informazioni e dove potrete acquistare Covid-19.

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