Bentornati cari FollowHz,

state pronti per esplorare l’ignoto!

League of Legends è di solito relegato al solo mondo esport e videoludico, dunque mai avrei immaginato che Arcane potesse commuovermi.

Gli adattamenti cinematografici o animati tratti da videogiochi di successo hanno spesso lo scopo di soddisfare i fan più accaniti e donare un perfetto entry point per il pubblico neofita, senza andare mai ad innovare o dare un contributo al medium seriale o di lungometraggi per favorire un prodotto fortemente commerciale. Basti vedere, ad esempio, Sonic il Film, un prodotto che ricalca il viaggio dell’eroe già visto in molti altri prodotti del genere, con le piccole piacevoli aggiunte di un Jim Carrey al rispolvero e un protagonista più carismatico del solito.

Proprio per questo quando mi sono affacciato per la prima volta sulla serie originale Netflix Arcane mi aspettavo un’opera maestrale per quanto concerne il puro lato artistico, perdendo completamente punti nel settore narrativo, adatto unicamente a presentare i due campioni di League of Legends Vi e Jinx, il cui termine ultimo nel mondo della produzione Riot Games rimane quello di combattere in un’arena.

Non mi sarei mai aspettato, invece, di trovarmi di fronte ad una serie davvero incredibile, che non si limita soltanto a mostrare un nuovo stile di animazione e a rivoluzionare il mercato, ma sopratutto in grado di donare pugni nello stomaco pesantissimi nei confronti di fan esperti e perfetti sconosciuti del mondo di League of Legends. Mi sono ritrovato sul divano di casa ad osservare lo schermo impietrito, irato nei confronti di personaggi inesistenti, chiedendo ardentemente la possibilità di entrare in quell’universo fittizio e aiutare i miei comprimari preferiti. Il risultato si è rivelato in un semplice senso di impotenza, in grado però di far sgorgare lacrime dai miei occhi.

Arcane non ha paura di separarsi dal mondo dei videogiochi.

Arcane

 

La mia più grande paura per quanto concerne le trasposizioni videoludiche s’incentra spesso sul legame che il prodotto possiede nei confronti dell’opera originale. Il mio punto di vista si sofferma, in particolare, sul modo in cui questi universi vengono convertiti. Le mezze misure, spesso, sembrano non esistere, lasciando che gli scenenggiatori si allontanino interamente dall’universo di partenza, o immergendosene a tal punto da renderlo impossibile da apprezzare per i non-fan del mondo descritto.

Fortunatamente Arcane si allontana da questo pesante standard per mischiare piccoli riferimenti al mondo di gioco con una produzione totalmente nuova, piena di idee geniali che permettono di entrare nell’atmsofera senza mai aver toccato il MOBA d’origine. L’ambientazione di Arcane è Piltover, una città tecnologicamente avanzata che deve tutto alla scienza, sul piede di guerra, invece con la magia. Quando però la società risulta così proiettata verso il futuro, chi rimane indietro non potrà più stare al passo. In questo modo viene a strutturarsi una dicotomia che mischia la parte ricca della società, in pieno stile rinascimentale con un pizzico di guerra tra scienza e religione, con una sezione nettamente più povera basata fondamentalmente su piene ispirazioni steampunk.

La conoscenza di così tante informazioni proviene unicamente dallo splendido lavoro svolto alla sceneggiatura, in grado di immergere perfettamente in una città così variegata, unendo però un’ottima dose di epicità con critica sociale e analisi accurata della storia dell’umanità.

Arcane ti mette davanti dei protagonisti spingendoli fino ai limiti della follia.

Arcane

 

Come detto in precedenza, Arcane ha come focus principale la descrizione delle lore di Vi e Jinx, andando ad approfondire anche altri campioni come Ekko, Jayce, Viktor, fino ad arrivare a figure originali come Silco o Vander, lo Ying e Yang della storia. Seppur la loro presenza possa sembrare come elemento essenziale di un fanservice sopraffino, in realtà ognuno di questi eroi ha una propria caratterizzazione azzeccata in ogni momento.

Il tema principale trattato da Arcane è la follia, nelle sue varie ramificazioni dovute al confronto dell’uomo con la morte. La perdita di un caro porta a dolore che, se retto male, conduce ad una pazzia furiosa. Il tradimento, con la sua delusione, genera un cinismo patologico grazie al quale si è disposti a compiere qualsiasi cosa per raggiungere i propri malati obiettivi. L’errore e l’annichilimento, con forme di bullismo e tortura psicologica, porta alla pura e sempice follia degenerativa.

Un evoluzione degli attori principali della trama che continua fino all’ultimo episodio del primo Atto di questa lunga storia. Infatti l’intero anime ha ancora molto da dire, vista la pubblicazione dei soli primi tre episodi in confronto ai nove totali, ma Arcane ha già soddisfatto e messo le carte in regola. Rimanere di fronte allo schermo completamente privo di potere in un mondo lontano su cui non abbiamo portata è un elemento che da tempo ho cercato nel mondo dell’intrattenimento.

Un lavoro di scrittura e arte che potesse, in un modo o nell’altro, donare tanto carisma ad un macrosistema da trasformarlo in una realtà alternativa davvero esistente, ma separata dal confine della sospensione dell’incredulità, senza la quale potremmo entrare in quei lidi e dare il nostro contributo. Arcane potrà anche non essere la miglior serie animata di sempre, o non imprimere su questo medium un’impronta indelebile, cosa che in realtà spero con tutto il cuore. Sta di fatto, però, che per la prima volta nella mia lunga carriera da videogiocatore ho ritrovato un mondo nel quale sentirmi finalmente immerso come se vivessi una vita parallela. Un po’ come successo con Pokémon Nero, ma questa è un’altra storia…

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