Disabilità: come è rappresentata nei videogiochi?

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Uno dei temi a me più cari oltre alla psicologia, come ho obbligato a scrivere nella pagina di presentazione, è sicuramente il femminismo (ma forse gli asterischi ve l’avevano già fatto capire). Più in particolare, il femminismo intersezionale, ovvero quell’ondata di femminismo che cerca di avere uno sguardo ampio sulle diverse discriminazioni, non solo sulle questioni di genere.

Perché questa premessa oggi? Una delle discriminazioni di cui si parla sempre troppo poco è l’abilismo, che secondo il dizionario Treccani, nella sezione neologismi, prendendo la definizione dell’attivista Sofia Righetti è:

l’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità.

 

Ma cosa c’entra l’abilismo con i videogiochi? 

Tutto, sotto diversi aspetti. Basti pensare alla difficoltà che alcune persone possono riscontrare nel giocare ad alcuni videogiochi. Oppure all’accessibilità dei videogiochi stessi. Creare un gioco che sia accessibile non è scontato, anzi, è un’attenzione piuttosto recente degli Studi di Produzione dei videogiochi.

Ancora, e su questo ci concentreremo oggi, l’abilismo è il motivo per cui i personaggi con disabilità all’interno dei videogiochi sono ancora troppo pochi. Teniamo a mente che la rappresentazione è importante: crescere vedendosi rappresentati plasma le credenze che abbiamo su di noi e sulle nostre possibilità future.

Un esempio che viene portato spesso è quello delle persone nere: uomini o donne che siano, fino a pochi anni fa il loro ruolo nei film era quello di spalla o, in altri casi, di domestici o di schiavi. Schiavi che venivano salvati dall’uomo bianco. Quindi un bambino nero (o una bambina nera) che guardava la televisione vent’anni fa non si vedeva quasi mai in ruoli rilevanti o con un lieto fine (pensiamo agli horror in cui “il personaggio nero muore sempre per primo”).

La rappresentazione delle persone con disabilità permetterebbe un passo in più nella riduzione dell’abilismo, nell’accoglienza di questa realtà all’interno di tutti i media.slr camera 5232473 1280

Diversity in gaming: un sito sulle disabilità nei videogiochi

Quando ho deciso di scrivere questo articolo pensavo di basarmi sulle ricerche di psicologia e di collegarle all’ambito gaming. Poi ho trovato un sito bellissimo, pieno di statistiche (che sono un’altra mia passione), proprio sulle disabilità nei videogiochi.

A me sembra un segno del destino, ecco.

E quindi, cosa scopriamo da questo sito pieno di grafici interessanti?

Fra le possibili disabilità, la salute mentale dei personaggi viene rappresentata solo di recente

Mentre, infatti, personaggi con disabilità fisiche appaiono nei videogiochi già dal 1997 (in particolare, un personaggio in un gioco nel 1997, due personaggi nel 1998 e di nuovo nessuno nel 1999), i primi personaggio con un disturbo psicologico appaiono nel 2010 quando escono due giochi con personaggi con problematiche di salute mentale. Nello stesso anno, i giochi con personaggi con disabilità sono, in totale, sei. Ed è stato anche il picco massimo raggiunto, secondo TechTalk.

Non solo, quando andiamo a prendere in considerazione i giochi contenenti persone con disabilità, più della metà delle volte si tratta di una forma di disabilità fisica (amputazioni, vittime di ustioni, vittime di traumi balistici, personaggi in sedia a rotelle,…). In un’altra piccola percentuale di casi abbiamo delle disabilità che si intersecano fra loro, come per esempio la disabilità fisica e i problemi di salute mentale. Questo accade perché, per chi sviluppa videogiochi, le disabilità fisiche sono più semplici da creare, mentre problematiche di salute mentale come ansia e depressione, sono facilmente banalizzabili e, di conseguenza, molto meno diffuse all’interno dei giochi.

La disabilità “da aggiustare”

Uno dei problemi che l’abilismo crea nelle rappresentazioni è la credenza che da tutto si può guarire e che, se questo non avviene, si è destinati a una vita infelice. Questo accade soprattutto per quanto riguarda le disabilità fisiche; mentre per quanto riguarda la salute mentale si è in qualche modo convint* che ci si può convivere, l’idea di vivere per sempre senza un braccio o su una sedia a rotelle diventa quasi insostenibile.

Ecco perché andando a guardare le statistiche di TechTalk non ci si stupisce di vedere che nessuno dei personaggi con problemi di salute mentale “guarisca” al termine del gioco, mentre la maggior parte dei personaggi con disabilità fisica vedono risolto il loro problema entro il termine del gioco.

L’idea che le persone con disabilità debbano essere “sistemate” persiste ancora all’interno della rappresentazione nel mondo dei media, attraverso i super-poteri (pensiamo a Doctor Strange) o attraverso delle protesi super innovative (come Winter Soldier). Inoltre, sembra quasi che le persone con disabilità siano poche e questo anche ha un impatto su pregiudizi e discriminazioni.disabilità

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Ciao a tutt*, Sono Giulia, dottoranda, psicologa ed interessata al femminismo e alla parità di genere. Ho scoperto 4GameHZ da uno schiavista di nome Massimiliano. Scrivevo senza videogiocare e con il tempo ho scoperto che videogioco pure, spesso senza saperlo. Sono capo scout ormai da qualche anno, scrivo per diletto, provo a fare mille cose ma senza un Giratempo spesso è più difficile del previsto. Adoro le serie tv, potrei fare il rewatch di Friends ogni mese (e non è nemmeno la mia serie preferita), ho dovuto comprare un Kindle perché nella mia camera non c’era più spazio per me a causa del gran numero di libri. Credo fermamente che facendo cultura si possa cambiare il mondo, quindi provo a cambiare il mondo uno spiegone alla volta (e anche con gli shampoo solidi ma non credo sia questo il posto per metterci anche a parlare di questo).

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