HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT, IL CANTORE DELL’ORRORE COSMICO!

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Protagonista di questa nuova puntata de “Le Storie del Corvo” è un personaggio d’eccezione, uno scrittore che, con il suo stile particolare e i temi improntati a una certa originalità concettuale e stilistica ha dato un fondamentale contributo al rinnovamento della letteratura fantascienza primo-novecentesca, contribuendo a dare forma a un particolare genere di horror, il  “weird tale” (sorta di ibrido tra fantascienza gotico e fantasy) che già aveva avuto modo di nascere e svilupparsi verso la fine del XIX secolo grazie alle opere di autori come Arthur Machen e Algernoon Blackwood. Già menzionato nella precedente storia dedicata a Robert Ervin Howard, quest’uomo condivideva con il bardo di Cross Plains, oltre a una parte del nome, anche una certa ostilità verso il mondo e l’ambiente a lui contemporaneo, pur facendo partire la propria critica da un punto di vista diametralmente opposto a quello di “TwoGun Bob”.


Si tratta nientemeno che dell’illustrissimo Howard Philips Lovecraft, l’autore che ha dato vita ad alcuni dei più celebri cicli di racconti e romanzi horror degli ultimi 90 anni dai quali sono state tratte anche diverse opere video ludiche di spessore (tanto per citare alcuni esempi, si possono fare i nomi di giochi come il primo capitolo della serie Alone in the Dark, storico survival horror investigativo pubblicato da infogrames nel lontano 1992, o Call of Cthulhu: Shadow of the Comet, uscito nel 1993 sempre a opera di infogrames, o ancora Amnesia: The Dark Descent del 2010e prodotto dallo studio svedese Frictional Games
; oppure Bloodborne, opera pubblicata da FromSoftware nel 2015 e il titolo in via di sviluppo di Frogwares e Bigben Interactive The Sinking City). Colui che sarebbe destinato  a divenire il cantore dell’orrore cosmico nacque nella cittadina di Providence, nello stato del Rhode Island, il 20 agosto del 1890, Unico figlio di una agiata coppia benestante. Suo padre, Winfried Scott Lovecraft, di professione rappresentante e commesso viaggiatore per una ditta specializzata nel commercio di argenteria (la Gorham Manufacturing Company), soffrì di nevrosi e paranoia e, durante una delle sue numerose trasferte, ebbe un collasso nervoso (forse dovuto a sifilide), e venne ricoverato presso un clinica psichiatrica (il Burden Hospital di Providence) dove morì nel 1898. La madre, Sarah Susan Phillips Lovecraft, era figlia di Whipple Van Buren Phillips, un facoltoso uomo d’affari. Saranno il nonno, la madre e due zie a prendersi cura del piccolo Howard, influenzando in maniera determinante il suo sviluppo caratteriale sia in senso positivo sia negativo.

In particolare nonno Whipple, figura carismatica e benevola verso il quale Howard nutrì sempre sentimenti di ammirazione e rispetto, contribuì a far nascere in tenerissima età la passione per la letteratura mostrando una intelligenza precocemente sviluppata (tra le opere che il piccolo Howard lesse in questo periodo gettando i fondamenti del suo stile vi furono grandi classici come La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, la raccolta di favole orientali Le mille e una notte e opere come l’Odissea di Omero e le Metamorfosi di Ovidio) arrivando a interessarsi, all’età di otto anni (quella in cui noi solitamente trascorrevamo le giornate a giocare al campetto o al Super Nintendo )  anche di discipline scientifiche come chimica e astronomia.

Di salute cagionevole, e spesso oppresso dall’iperprotettiva madre, Howard frequentò a intermittenza la scuola e recupererà il tempo perduto tramite lezioni tenute da precettori privati, non mancando comunque di fare le prime cerchie di amici con i quali condivideva le proprie passioni scientifiche. Punti di svolta fondamentale furono la morte della nonna Robie, evento che gettò un’ombra oscura di lutto sulla famiglia, tanto che Howard inizio ad avere quella serie di incubi che lo accompagnerà per tutta la vita (dove facevano la loro comparsa gli esseri da lui soprannominati “night gaunts“, “i magri notturni”, ) e quella del caro nonno Whipple, avvenuta nel 1904, fatto che costringeranno la famiglia ad abbandonare la casa vittoriana in cui avevano vissuto per trasferirsi in una zona più povera di Providence, fatto che lo fece piombare in uno stato di acuta depressione superata solamente grazie alla grande passione che il giovane nutre per gli studi.

Da qui Howard inizia la carriera di liceale che non giungerà a conclusione per via della sua salute malferma (frequenti saranno i colassi nervosi) vedendosi definitivamente costretto a lasciare gli studi nel 1909. Dopo un periodo piuttosto cupo della sua vita (che corrispose a un momento di stallo creativo durato alcuni anni) H.P. Lovecraft inizia una a collaborare con la UAPA (‘United Amateur Press Association) una associazione di scrittori amatoriali, presso la quale presenta alcuni racconti scritti nel periodo tra gli anni 1905 e 1908, ritrovando la passione perduta per la scrittura, Poco tempo dopo (siamo nel 1915) il nostro eroe comincia a svolgere l’attività con la quale si guadagnerà da vivere per il resto della vita, ovvero il non troppo remunerativo mestiere di correttore e revisore di testi scritti da altri autori o aspiranti tali.

Tempo pochi anni e videro la luce alcune delle sue più celebri opere narrative come i racconti “Dagon” (ispirato alla divinità marina del biblico popolo dei Filistei), e “The Tomb“, oltre al corpus di testi più corposo di tutta la sua produzione scritta: una montagna immensa di lettere, indirizzate ad amici e colleghi (tra i tanti, si possono ricordare scrittori come Robert Bloch, creatore di Psycho da cui fu tratta l’omonima opera conematografica di Alfred Hitchcock, Forrest J. Ackerman e il già menzionato Robert Ervin Howard, altro genio solitario e ribelle che guarderà al più maturo Lovecraft come un maestro e mentore).

Dopo la morte della madre, avvenuta nei primi anni 20′, Howard abbandona la propria vocazione alla vita solitaria e intraprende alcuni viaggi. Durante uno di questi spostamenti (per la precisione, si reca in quel di Boston ad assistere a un convegno di giornalisti dilettanti), fa la conoscenza di Sonia Greene, donna di ascendenze ebraiche e russe di sette anni più vecchia di lui, con la quale intreccio una relazione sentimentale culminata nel matrimonio avvenuto intorno al 1924.

Per qualche tempo le cose paiono filare lisce per H.P. Lovecraft , con la sua cara mogliettina a gestire un elegante negozio di cappelliin quel di New York, e lui pian piano a costruirsi un nome di tutto rispetto tra le cerchie di scrittori professionisti, la vita sembra cominciare finalmente a sorridergli, ma, sfortunatamente, la cosa non dura a lungo. Sempre piuttosto restio ai trasferimenti, rifiutò il posto di direttore della rivista di racconti fantastici “Weird Tales” perchè non intenzionato a doversi spostare a Chicago, luogo dove aveva sede la rivista, e nel frattempo il business di Sonia fallì lasciando la coppia in una situazione di precarietà finanziaria. Dopo una serie di tentativi fallimentari di ricerca d’impiego, il nostro Howard ricadde nuovamente nel tunnel della depressione tanto che le sue tendenze misantropiche e razziste (sempre comunque state presenti in lui, già dal periodo dei primi anni dieci, quando teorizzava un restauro della lingue inglese depurandola dalle contaminazioni bastardizzanti dello slang moderno e degli influssi stranieri portati dagli immigrati) crebbero al punto da sviluppare una forte ostilità verso l’ambiente newyrkese dove si era trovato a risiedere, sentimenti di negatività che si riflettono chiaramente in opere come The Horror at Red Hook.

Dopo la separazione da Sonia, che aveva abbandonato il tetto coniugale per di lavoro, Lovecraft ritorna a Providence con le vecchie zie (le quali mai avevano approvato il matrimonio del nipote con Sonia), dove trascorse il resto della propria esistenza.

Gli anni conclusivi furono quelli in cui la sua produzione scritta, sia epistolare che letteraria raggiunse l’apice, inframmezzati da qualche visita di luoghi di un certo interesse archeologico, (sia nel New England che nel vicino Canada), dove videro la luce i capolavori come “Il richiamo di Cthulhu!” (The Call of Chtulhu, anno di grazia 1926) e “Le montagne della Follia“(” The Mountains of Madness”, uscito cinque anni dopo l’opera dedicata al polipesco demone,) oltre a numerosi scritti di argomento politico e ideologico  nei quali si ravvisa una interessante maturazione ideologica del suo pensiero. l’ultimissimo periodo, sfortunatamente si concluse in maniera piuttosto cupa: le sempre precarie condizioni economiche gravarono non poco sul suo stato emotivo e come se non bastasse, ci si misero di mezzo nuovi lutti. Prima fu la volta di una delle zie ai primi degli anni trenta, poi, a metà del decennio, la notizia che il suo caro amico allievo  Robert “TwoGun Bob” Howard, si era suicidato lasciarono una profonda ferita nell’animo di Lovecraft, e quest’ultimo fatto gli fu noto proprio nel momento in cui scoprire di essere malato di cancro all’intestino in stato avanzato. Aspettò un bel po’ di tempo prima di farsi ricoverare, almeno fino al marzo 1937, spirando lunedì 15 di detto mese. Fu così che si concluse l’esistenza di quest’uomo. grande narratore e intelligenza fuori dal comune, che mai ebbe modo di conoscere il vero successo in vita ma che affrontò le difficoltà quotidiane da vero gentleman. Quel giorno di 82 anni fa morì l’uomo, nacque il mito.

 

     

              

                      

    

   

   

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