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State pronti per esplorare l’ignoto!

La ATLUS usa i propri videogiochi per lanciare messaggi universali, e con Shin Megami Tensei V vuole cambiare i videogiocatori.

Persona 5 rappresenta per me uno dei picchi narrativi videoludici più importanti per la storia dei videogiochi. L’avventura dei Ladri Fantasma di ATLUS risulta senza ombra di dubbio una prova rappresentativa di come la casa di sviluppo sappia giocare con i propri utenti, farli crescere insieme ai personaggi protagonisti e immergerli in mondi sopraffini e studiati al millimetro. Non parlo solo di originalità, ma anche di importanza artistica, con uno stile giapponese anime ritoccato per esorcizzare gli stereotipi del Sol Levante, e sopratutto di qualità della scrittura, che tratta temi già spesso osservati ma mai stancanti grazie ad un worldbuilding incredibile, e dei comprimari tanto realistici da risultare quasi viventi.

La saga di Persona, però, non nasce come brand stand-alone, ma come spin-off del franchise di punta della ATLUS, definito da molti più maturo e culturalmente molto più elevato e che risponde al nome di Shin Megami Tensei. Scontro fondamentale quello fra le due fanbase, ma senza scendere in dettagli ricadenti nel flame possiamo tranquillamente parlare di uno scontro tra il mood funky di Persona e la forte anima religioso-filosofica di Shin Megami Tensei.

Arrivato alla quinta iterazione della formula, con uno Shin Megami Tensei V al lustro, non possiamo non riservarci di giudicarne i contenuti, e comprendere quanto questo capitolo possa essere valido e apprezzabile anche da parte dei fan dei Phantom Thieves, scoprendo gli obiettivi degli sviluppatori nella produzione del gioco, spingendo così in direzione di un profondo cambiamento nel nostro modo di relazionarci con gli altri, nel virtuale ma anche nel reale, ma lasciando il fianco scoperto a gravissimi problemi.

Shin Megami Tensei V: il Da’at come proiezione della nostra realtà.

Shin Megami Tensei V

Un prologo molto cliché ci avvicina per la prima volta al mondo di Shin Megami Tensei V, e ci presenta immediatamente una forte varietà di ambienti, personaggi e modalità di gioco. Impersoneremo uno studente di un classico liceo di Tokyo appena iscritto nell’istituto scelto. Senza troppe smancerie verremo catapultati nella dimensione più crudele, cruenta e ferale del gioco. I primi dialoghi parleranno proprio di efferati omicidi, ormai un topos narrativo dei creativi editi da SEGA, e del loro scopo ai fini dell’introduzione del Da’at. Infatti dopo aver seguito le vicende di alcuni spericolati compagni di classe, ecco che si viene a costruire un salto temporale atto a presentare una Tokyo devastata, distrutta ormai dalla guerra tra Demoni e Angeli e raffigurata come capitale del peccato, della lussuria e dell’ira. Noi avremo dalla nostra un grande aiuto, quello di una divinità che insieme al nostro corpo formerà il Nahobino.

Si darà così il via ad un epopea epica degna dei migliori romanzi della storia, piena di ispirazioni colte del calibro di Paradise Lost e Doctor Faustus. Nonostante venga mantenuta intatta l’anima orientale dell’avventura, il gioco si pone come un viaggio aperto ad ogni videogiocatore, e che ogni utente dovrebbe giocare. L’ambientazione del Da’at ci mostra come anche dopo la fine del mondo le caratteristiche degli esseri umani rimangano le stesse. Partendo proprio dalla gentilezza e altruismo, da alcuni professata e da altri falsificata, oppure la bellezza e la lussuria che offuscano le menti e trasformano l’uomo in macchina. Perché alla fine i demoni di Shin Megami Tensei V siamo noi, e il protagonista, il Nahobino, non è altro che un nostro giudice morale, e la nostra immedesimazione ricade proprio nei ripugnanti mostri che saremo tenuti ad affrontare o che ci aiuteranno nel nostro percorso.

Un argomento difficilissimo da trattare e con una profonda complessità, che purtroppo ha costretto gli sviluppatori a sacrificare la creazione di comprimari memorabili o di un mondo sconfinato e variegato. A parte il nostro protagonista nient’altro eccelle nel cast, che viene soppiantato da una narrativa clamorosa, forse fra le migliori dell’anno corrente. Un gesto autoriale e non poco rischioso, che rende l’esperienza meno completa e affascinante ma più dedicata a ideare un pilastro, per poi gettarlo contro di noi come un pugno nello stomaco. Un elemento osservabile anche nel gameplay tradizionale e old-style.

Shin Megami Tensei V: Catturare e Sconfiggere le nostre emozioni estremizzate.

Shin Megami Tensei V

Il sistema di gioco a turni dei combattimenti di Shin Megami Tensei V è quanto di più classico ci sia sul mercato negli ultimi tempi. E non parliamo del classicismo di un Final Fantasy e Dragon Quest, ma anzi di quello più di nicchia dei tanti titoli semisconosciuti ormai portati avanti solo da case come Falcom o NIS America. La grande abilità del prodotto di ATLUS è però quella di rendere un gameplay tipicamente così tecnico molto semplice ed immediato, nonché veloce e coinvolgente. Questo grazie alle forti ispirazioni che per certi versi il titolo prende dal recente Persona 5, raffinando un sistema di dialogo per cattura dei nemici in modo da renderlo snello e sempre ironico fino ad arrivare ad una forza delle animazioni in precedenza poco considerata. Grande aiuto quello dato dall’ambito artistico, che con un design di protagonista e creature meraviglioso garantisce una forte identità e una estraneazione dal resto del catalogo dello sviluppatore.

D’altronde l’obiettivo del gioco è sempre stato quello di focalizzarsi su un forte messaggio, e fare di tutto per veicolarlo dal primo all’ultimo istante immolando ciò che di bello ha reso un capolavoro lo spin-off prima citato. Musiche poco iconiche, che affiancate alla mancanza di ritmo e debolezza delle scene renderebbe il gioco spompato se non mediocre. I due comparti che rispondono al nome di Gameplay e Narrativa insegnano nuovamente come la loro forza basta da sola per reggere un gran gioco, e renderlo importante anche solo per aggiustare il tiro delle nostre scelte di vita. Perdere dunque uno scheletro elegante e perfetto per creare un prodotto grezzo ed inquietante, ma che solo con la propria colonna vertebrale riesce a ergersi in piedi e creare un precedente. Shin Megami Tensei V non è un capolavoro, e anzi potrebbe non piacervi. Ma vi consiglio caldamente anche solo di provarlo per dimostrare come un gioco del genere possa almeno lasciarvi una lezione importante.

In Definitiva: Shin Megami Tensei V non è minimamente paragonabile ai grandi giochi che hanno reso la ATLUS una splendida software house. Manca dell’eleganza, stile e perfezione di un Persona 5, senza quel cast di personaggi che l’ha reso immortale. L’assenza di musica iconica si fa sentire, e l’ambito artistico risulta un gioiello ma secondario, di fronte al senso di inquietudine che l’avventura mostra al giocatore. Ritmi lenti e mancanza di epicità spesso condannano intere sezioni di gioco. Un disarstro in questi ambiti che permette però una glorificazione di Gameplay e Storia, che da soli salvano l’intera baracca e che proprio grazie al sacrificio dei settori prima citati possono brillare come in nessun altro videogioco. Shin Megami Tensei V non è altro che un grande messaggio, una lettera scritta dagli sviluppatori ai fruitori, poco interessandosi del risultato complessivo o delle mancanze riscontrate, ma anzi scegliendo di puntare tutto sulla forza del suo insegnamento. Un All-in tutto dedicato al renderci persone e gamer migliori, che al posto di gettar acido su nostri compagni di gioco o comportarci in maniera violenta e rabbiosa nella vita quotidiana ci vuole spronare a vivere nel relax e nella tranquillità del Nahobino, personaggio principale e nostra guida personale, come demoni che devono ritrovare la retta via. Una scommessa, dunque, più che vincente.

PRO:
-Gameplay Magistrale, solido e molto moderno seppur gli elementi old-style e che da solo vale il prezzo del biglietto.
– Storia colossale e scritta divinamente, che mostra come basti una grande sceneggiatura per rendere divertente un videogioco.
– Grande messaggio lanciato a player e developer, per diventare persone migliori e utenti migliori.
– Art-style originale, privo di sbavature e con trovate molto interessanti.
-Ambientazione che nonostante il senso di inquietudine risulta bellissima e superinteressante da esplorare

CONTRO:
-Mancanza di personaggi ben scritti, ad eccezione del protagonista.
-Musiche anonime e prive di emozioni.
-Ritmi lenti e a volte stancanti.
-Costante senso di inquietudine a volte fin troppo opprimente.
-Mancanza generale di epicità, che avrebbe giovato molto all’avventura.

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