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Violenza e videogiochi: 13enne uccide il fratello dopo aver perso una partita!

Salve a tutti cari FollowHz! Violenza e videogiochi sono due parole che spesso vengono associate. Come nel caso di un ragazzo che avrebbe ucciso il fratello a causa di un videogame.Fin troppo spesso abbiamo sentito di accadimenti particolarmente violenti dai telegiornali e dai siti d’informazione online, e altrettanto spesso viene trovato come capro espiatorio l’eccessiva presenza di violenza all’interno dei videogiochi. 

Come è stato per l’orribile caso di un adolescente russo riportato dal Mirror. Il ragazzo, ritrovatosi in una situazione particolarmente frustrante dovuta ad una sconfitta subita in un non meglio specificato gioco mobile, avrebbe reagito mettendo a soqquadro la propria casa.

Durante questa sfuriata il fratellino minore, di soli 7 anni, l’avrebbe colto sul fatto. Il ragazzo, per paura che il bambino potesse raccontare l’accaduto alla madre, ha reagito con altrettanta rabbia nei riguardi dell’indifeso fratello, pugnalandolo a morte.

Come era ovvio aspettarsi, la stampa generalista ha approfittato dell’accaduto per approfondire la vicenda sottolineando in modo particolare la responsabilità che in tutto ciò abbia avuto il famoso videogioco che il ragazzo stava giocando. 

Senza però accennare minimamente al fatto che non fosse necessariamente il gioco la causa scatenante dell’incontrollata rabbia del ragazzo, quanto più probabilmente una scorretta gestione di quest’ultima da parte del soggetto.

Essendo ovviamente non dei professionisti in materia, noi teniamo più di tutto all’opinione degli esperti psicologi piuttosto che a quella di un banale giornalista.

Appunto per questo abbiamo sottoposto la questione al fidato team di psicologi di Horizon Psytech & Games

Eccovi quindi le parole del Dottor Andrea Zanacchi:

“Quando si verifica una competizione (nei videogiochi come nello sport), è normale che nell’individuo aumenti quello che si chiama arousal: aumenta il battito cardiaco e conseguentemente l’afflusso di sangue nelle mani. Se leghiamo questa attivazione ad una sconfitta che porta all’individuo una elevata dose di frustrazione, allora aumenta il rischio di fare qualcosa di aggressivo. Nel caso del tredicenne, la causa scatenante la sua frustrazione è indubbiamente la sconfitta al videogioco, ma ha agito in questa tragica maniera perché, oltre alla paura di essere scoperto dalla madre, ha perso totalmente lucidità e contatto con la realtà. E’ sbagliato quindi additare a capro espiatorio il videogioco, in quanto aggressioni dovute alla competizione e frustrazione succedono all’ordine del giorno (basta vedere gli ultras del calcio). Bisognerebbe quindi indagare e dare importanza a eventuali psicopatologie del ragazzo e al fatto che non riesca assolutamente a gestire lo stress e le emozioni.”

Da assoluto ignorante, mi permetterei di aggiungere qualcosa al prezioso intervento del gentilissimo Dott. Zanacchi (che ringraziamo tantissimo per le parole spese).

Pare infatti che la frustrazione del ragazzo possa anche essere legata ad una tematica sociale. In particolare, come riportato sempre dal Mirror, il ragazzo avrebbe confessato di temere che i suoi amici non gli avrebbero più parlato a causa di quella sconfitta in una partita facile come quella che stava facendo.

Pare inutile cercare di difendersi affermando che videogiochi e violenza spesso non coincidano in un prodotto videoludico, come del resto spesso osserviamo fenomeni violenti in film, serie tv ed altre produzioni.

Il problema sta, come detto da esperti psicologi, nel non saper gestire le emozioni e arrivare ad un punto nel quale non si sappia più distinguere da ciò che è reale e ciò che non lo è.

Ma si tratta pur sempre di avvenimenti isolati, che riguardano quindi i singoli individui e tutto ciò che ne consegue (come per esempio l’educazione personale); senza togliere il fatto che ogni videogioco è classificato per età in base al contenuto (come abbiamo trattato in questo articolo), e che quindi se fosse applicata una corretta supervisione dagli stessi genitori e dalle autorità competenti possibilmente questi casi isolati diverrebbero ancor meno.

Voi che ne pensate? Credete che i videogiochi siano troppo violenti?

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