Goooodmorning FollowHz! Dragon’s Lair è parte degli anni ’80 ed ha tante ottime ragioni per esserlo. Eppure, forse, una su tutte lo rende speciale.

Gli anni d’oro

Per il mondo dei videogiochi, la decade dei bomber e di Postal Market è stata anche l’epoca d’oro di cabinati e sale gioco. Migliaia sono i titoli usciti in quel periodo, da Pac-Man a Donkey Kong passando per Super Mario Bros e The Legend of Zelda, tutti usciti in quegli anni.

Ecco tra loro ce n’è uno molto particolare: Dragon’s Lair.

Partiamo dai laserdisk

Era una tecnologia innovativa a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Un supporto duttile (anche se i primi avevano dimensioni notevoli, 30 cm di diametro) che poteva immagazzinare quantità enormi, per l’epoca, di dati. Uno strumento all’avanguardia che attirò gli interessi di esperti e manager e ci mise poco ad arrivare nel mondo dei videogiochi.

Si indicano col termine “lasergame” proprio i giochi, sotto forma di cabinati, che uscirono su questo tipo di dischi.
Il fatto che i dischi potessero contenere più informazioni che mai, spinse alcuni ad investire parecchio per creare qualcosa di talmente straordinario da sbaragliare il mercato.

Questo è quello che pensarono alla Advanced Microcomputer Systems, software house nata anche per creare macchine da gioco, che coinvolse Cinematronics e lo studio di animazione di Don Bluth nel progetto che poi sfociò, appunto, in Dragon’s Lair.
Le tre società fondarono una joint-venture, la Starcom, e destinarono al progetto un milione di dollari (budget poi lievitato).

disk
due generazioni di laserdisk a confronto

Trama e personaggi

Quella montagna di soldi sfociò in un quick time event con una grafica evoluta e particolarmente impegnativo. La storia fiabesca riprende alcune caratteristiche di altri progetti della Advanced, con alcuni suggestioni tratte dal Signore degli Anelli.

La principessa Daphne è ostaggio di un drago malvagio, rinchiusa in una bolla di vetro, relegata in un castello stregato e sorvegliata da un mago cattivo. Il ruolo del salvatore è interpretato dal cavaliere Kirk “l’impavido”, che poi è il personaggio che il giocatore manovra, il quale dovrà superare prove e tranelli per salvare la principessa.

Kirk è coraggioso ma ha un’aria un po’ goffa, il che lo ha reso simpatico agli occhio del pubblico. Daphne è una ninfa in body nero, vera e propria pin-up bionda, rappresentazione tipica della fanciulla in pericolo.

Ecco se è possibile descrivere così i due personaggi principale è per quello che è la chiave di volta dell’intero gioco: la grafica.

Lair
Immagine tratta dal gioco

Ecco la grafica!

Prima di questo titolo i giochi erano tipicamente dei pixel che si muovevano, solitamente su un piano bidimensionale, con un impatto visivo che era al servizio del gameplay.
Mentre Dragon’s Liar ha delle animazioni, dei disegni, una grafica assolutamente rivoluzionaria rispetto alla concorrenza.

Inoltre, si avvicinava molto ai prodotti Disney e non è un caso: Don Bluth aveva collaborato con il famoso studio di animazione. Essendo quindi un tratto artistico noto, per le sue creazioni, anche a chi non era appassionato del genere funzionò da richiamo per tutti i fan dei cartoni animati.

I disegnatori lavorarono giorno e notte per creare centinaia di tavole da animare successivamente, tutto venne curato in maniera artigianale attribuendo al gioco una restituzione visiva dinamica e chiara.

Lair
principessa Daphne

In sostanza: Dragon’s Lair è arte

È questo il pregio principale, a parere di chi scrive e non solo, di Dragon’s Liar. È un titolo che ha avvicinato i videogiochi all’arte visiva, concedendo ai “games” l’espressione estetica e la capacità di trasferire sensazioni ed emozioni tipica della pittura. Un ponte, ulteriore, per far comprendere ancora di più come l’arte videoludica sia a tutti gli effetti arte.

Uno dei momenti più divertenti (quanto meno se ci giocavi a casa) era vedere i mille modi assurdi in Kirk moriva.
In quel periodo non era certo l’unico ad utilizzare “l’animazione”, la rivoluzione si stava già concretizzando anche altrove, però rispetto ad altri titoli di quel periodo c’era in Dragon’s Lair qualcosa in più.

È che abbia dato un apporto alla cultura di massa è testimoniato anche dallo Smithsonian Institution: il prestigioso ente statunitense conserva nelle proprie strutture solo tre videogiochi dall’alto valore storico e artistico ovvero Pong, Pac-Man e (appunto) Dragon’s Lair.

Diteci la vostra

Per voi è proprio questo il titolo ponte tra l’universo artistico e il mondo dei videogiochi? Fatecelo sapere nella sezione commenti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ricopia i numeri che vedi in basso *