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STORIE DEL CORVO: VIAGGIO IN OCCIDENTE, IL ROMANZO CHE HA ISPIRATO DRAGONBALL! (DODICESIMA E ULTIMA PARTE)

Ben ritrovati cari FollowHz in un nuovo appuntamento delle “Storie del Corvo”!

Nella scorsa puntata il buon Re Scimmia, ansioso di procurarsi un’arma di suo gusto, si è recato fino al palazzo del Drago del Mare dell’Est, chiedendogli di procuragliene una.

Il re Drago presenta a Sūn Wùkōng una ampia serie di proposte, ma nessuna sembra soddisfare il Re Scimmia.

A certo punto Sūn Wùkōng chiede se il Re Drago ha qualcos’altro da proporre, e che sarebbe disposto a pagare fino all’ultimo centesimo.

 “Davvero, venerabile Santo,  non vi è nient’ altro che ti possa offrire.”

Mentre i due discutevano, la moglie e la figlia del Drago, facendo capolino dal loro posto di osservazione dietro di lui, credettero opportuno di esprimere la propria opinione sulla faccenda: “Sire,  a gudicare dal suo aspetto, questo Santo non va assolutamente preso alla leggera.

Non c’è forse in magazzino quel pezzo di ferro delle meraviglie, che era servito a misurare il fondo del fiume celeste? Da qualche giorno è diventato fosforescente e manda persino un profumo di buon augurio.

Forse vorrà dire di bramare un incontro con questo Santo!”

“È una sbarra con cui Yu il Grande drenò le acque e misurò quanto erano profondi fiumi e oceani, un pezzo di ferro magico; ma che cosa potrà mai farsene?”

“Che importa che cosa può farsene?” ribattè la moglie.

“Daglielo, che ne faccia quello che più gli pare e piace.

Purché lasci il palazzo.”

Il vecchio Re Drago seguì il consiglio e riferì la cosa a Sūn Wùkōng , il quale dichiarò: “Cacciatelo fuori e vediamo!”

“Più facile a dirsi che a farsi.” replicò il drago agitando la mano.

“. È una impresa titanica se non impossibile trasportarlo, e nemmeno si riesce a muoverlo, tanto è pesante. Dovreste andar voi, Venerabile Santo, a dargli un’occhiata.”

“D’accordo, fatemi vedere dove si trova.” Il Re Drago lo condusse in magazzino, e là si videro di colpo brillare le luci di diecimila fiamme.

“È questo l’oggetto da cui proviene tutta questa luce” precisò il Re Drago indicando il fenomeno col dito.

Sun Wukong raccolse i lembi della veste, si avvicinò e lo tirò su: era un pilastro di ferro del diametro di un recipiente da uno staio, lungo più di due tese.

 

Il Re Scimmia dovette fare appello a tutta la sua forza per sollevarlo: “È un pelino troppo grosso e troppo lungo. Se si potesse accorciarlo e assottigliarlo, sarebbe perfetto…”

Appena che fu trascorso meno di mezzo secondo da queste parole   che il tesoro si accorciò di qualche piede e si assottigliò di un dito.

 “Magari ancora un po’ più sottile” fece Sūn Wùkōng lanciandolo. E quel prodigio di sbarra ubbidì all’ordine.

Soddisfatto oltre ogni misura, il Re Scimmia la portò fuori dal magazzino per osservarla meglio: a ogni estremità c’era un cerchio d’oro, e in mezzo ferro nero.

Sotto uno dei cerchi era incisa questa colonna di caratteri: Randello a Piacer Vostro, cerchiato d’oro. Pesa tredicimila cinquecento libbre.

“Immagino che questo tesoro si chiami così perché si mette a servizio della volontà del proprietario.”

Pieno d’entusiasmo per la scoperta, Sūn Wùkōng camminava pensando e borbottando che il randello che teneva in mano sarebbe ancora migliorato riducendosi un altro po’ di dimensioni:

a questo punto la sbarra non superava una tesa di lunghezza, né il diametro di una tazza.

Pieno d’entusiasmo per la scoperta, Sūn Wùkōng camminava pensando e borbottando che il randello che teneva in mano sarebbe ancora migliorato riducendosi un altro po’ di dimensioni:

a questo punto la sbarra non superava una tesa di lunghezza, né il diametro di una tazza.

Poco dopo il Re Scimmia sene tornò al Palazzo Acquatico di Cristallo e mise in mostra i suoi poteri magici mulinando l’oggetto e simulando stoccate: il vecchio Re Drago tremava e i giovani principi draghetti si sentivano mancare; le tartarughe ritiravano la testa nel guscio, pesci, granchi e gamberetti si nascondevano.

Con il suo tesoro in mano, Sūn Wùkōng si risedette al posto d’onore nella sala grande del palazzo, e disse sorridendo al Re Drago:

“Infinite Grazie. La vostra generosità mi ha enormemente commosso, saggio e onorevole vicino.”

“Prego, non c’è di che.”

“È un bel tocco di ferraglia, non c’è che dire; tuttavia ci sarebbe un’altra cosa…” “Che cos’altro posso fare per voi, eminente immortale?”

“Non sarebbe un gran problema,  se non avessi trovato questo pezzo di ferro. Ma adesso che ce l’ho, mi rendo conto che non ho niente da mettermi addosso che vi si possa armonizzare: come si fa?

Se per caso possedete qualcosa del genere, vi supplico di offrirmela: non baderò nella maniera più assoluta di mercanteggiare la mia riconoscenza verso di voi.”

“Spiacente venerabile immortale, non posseggo niente del genere.” “Se già hai scomodato un generoso, non ne disturbare un altro. Desolato ma, se non avete altro, temo di non potermene andare.”

“Senza volervi importunare, eminente immortale, non potreste farvi una passeggiata in qualche altro mare? Magari là trovereste qualcosa.”

“Meglio star seduti in una casa, che correre a rovistarne tre. Seriamente, fate un pensiero al mio equipaggiamento.”

“Vi assicuro che non ho niente. Se avessi qualcosa, ve l’avrei subito rispettosamente offerto.”

“Se non avete niente, pazienza. Permettete che possa provare la potenza di questa sbarra sulla vostra testa?” “Per carità, eminente immortale!” gridò il Re Drago, che aveva perduto il sangue freddo.

“Non venitemi addosso! Aspettate che veda se hanno equipaggiamenti i miei fratelli minori; li chiamo subito.”

“E dove vivono , questi vostri fratelli?”

“Sono Aoqin, il Re drago dei mari meridionali, Aoshun che governa sul mare settentrionale, e Aojun, sovrano dei mari occidentali.”

“Il buon Sun Wukong non andrà laggiù .

Non ci penso nemmeno. Come dice il proverbio, meglio l’uovo oggi che la gallina domani: arrangiatevi voi a trovarmi qualcosa di bello, non chiedo altro.”

“Ma non occorre che voi dobbiate smovere da qui.

Ho qui un tamburo di ferro e una campana d’oro: in caso di emergenza, basta battere il tamburo e suonare la campana perché i miei fratelli arrivino in un istante.”

“In tal caso, sbrigatevi a battere il tamburo e a suonare la campana”.

Un generale testuggine e un comandante tartaruga eseguirono immediatamente.

Il messaggio pervenne ai re draghi degli altri mari; e in poco tempo, eccoli palesarsi all’ingresso del palazzo.

“Caro fratello maggiore” chiese Aoqin, “quale affare urgente ti ha spinto a far battere il tamburo e suonare la campana?” “È una storia lunga, fratello mio.

Abbiamo qui un santo nato dal cielo, di non so quale Montagna dei Fiori e dei Frutti, che è venuto con la scusa di una visita di buon vicinato e ha finito per chiedermi un’arma.

Secondo lui il tridente d’acciaio era troppo piccolo, e l’alabarda troppo leggera.

Infine ha sollevato quel pezzo di ferro prezioso che è servito a misurare la Via Lattea e si è messo a tirare di scherma.

In questo momento se ne sta seduto dentro casa e pretende che gli dia un vestito adatto. Ma io non ne ho, e così ho fatto battere il tamburo e suonare la campana per pregarvi di venire, e chiedervi se potete aiutarmi ad accontentarlo per levarmelo di torno.”

Aoqin andò fuori di sé: “Alle armi fratelli, saltiamo addosso a questo impudente e catturiamolo.” “Non sai che cosa dici!” si spaventò il drago più anziano.

“Basta essere appena sfiorati da quella sbarra e si rimane stecchiti, un colpetto ti spacca in due. Un solo tocco, ti porta via la pelle; a strofinarla, anche i muscoli.”

Intervenne Aojun, il più giovane, re dei mari occidentali: “In queste condizioni non lo si può attaccare: conviene procurargli quello che vuole e poi denunciarlo con un rapporto al Cielo, che provvederà a castigarlo.”

“Hai ragione” approvò Aoshun dei mari settentrionali. “Io ho qui dei sandali in fibra di loto per camminare sulle nuvole.” “Io una cotta di maglia d’oro” disse Aojun.

“Io un elmo d’oro rosso con ali di fenice” concluse Aoqin. Il fratello maggiore fu ben lieto di ciò e li introdusse nel Palazzo Acquatico di Cristallo, dove incontrarono il Re Scimmia e gli presentarono i loro doni.

Sūn Wùkōng si mise l’elmo in testa, infilò la cotta di maglia d’oro e i sandali. Brandito poi il suo randello di ferro come fosse uno scettro, corse via gridando ai draghi: “Vecchi rimbambiti! Non c’era niente in casa, a sentir loro. Che razza di cialtroni!”

Queste parole indignarono oltremodo i sovrani dei quattro mari.

Si consultarono subito per presentare una querela in alto loco, meditando di far pagare caro l’affronto. Ma questa è un’altra storia.

Il buon Re Scimmia, non dando peso alle trame dei Re Draghi, si fece strada allontanando le acque e ritornando al ponte di ferro, dove lo aspettavano le quattro vecchie scimmie alla testa della folla dei loro congeneri.

 

(Immagini tratte da Youlinmagazine.com e CCTV电视剧 .

Testo tratto dall’edizione elettronica di LiberLiber.it acura di Serafino Balduzzi).

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