Horizon Psytech: alla scoperta del lato psicologico del Gaming!

Salve a tutti i nostri FollowHz!

Allo stato attuale delle cose l’universo video-ludico mostra sempre nuove sorprese, prova ne è il fatto che in questo settore in costante espansione trovino sempre più  spazio figure professionali nuove e dalle competenze maggiormente variegate in termini di competenze e funzioni rispetto a quelle dei classici sviluppatori e editori di videogiochi. In questo senso, per quel che riguarda l’ambiente nostrano, una delle realtà che si mostrano particolarmente interessanti è quella di Horizion Psytech, gruppo di professionisti specializzati in materia di nuove tecnologie informatiche e Media Education, ovvero quel particolare ambito di studi che, da un lato si focalizza sull’educazione alla comunicazione degli odierni mezzi di comunicazione (stampa, radio, televisione e, soprattutto, internet e i nuovi media), dall’altro all’educazione alla cittadinanza, volendo in tal modo facilitare la partecipazione attiva e consapevole dei membri della società civile all’uso di tali strumenti, così da poter rendere il proprio giusto contributo alla comunità sociale d’appartenenza. Ciò si tradurrebbe, in sostanza, nella volontà di voler fornire competenze all’uso delle nuove tecnologie informatiche e un corretto uso e responsabile delle stesse (in questo senso i membri dello staff di Horizion Psytech si rivolgono sia alle aziende che ancora non si sono pienamente adeguate alla nuova realtà, sia alle nuove generazioni di utenti di internet, fornendo le proprie competenze agli istituti scolastici e attuando campagne di sensibilizzazione).

Altri concetti chiave su cui si basano le attività di Horizion Psytech sono quelli di Usabilità e User Experience, ovvero le due dimensioni psicologiche che si palesano quando l’utente si trova in rapporto con una interfaccia tecnologica,  (la prima incentrata sulla capacità dell’utente di sapersi muovere dalla realtà fisica a quella mediata rapidamente e in modo agevole, la seconda l’insieme di tutti gli episodi vissuti quotidianamente a livello emotivo, sociale e cognitivo dall’utente in rapporto con l’apparato tecnologico) la cui importanza risulta cruciale allo scopo di fornire servizi adeguati ai propri clienti.

Tali servizi (a seconda del tipo di cliente cui ci si rivolge) si basano sul voler provvedere consulenze su: progettazione di interfaccia, ottimizzazione, analisi scientifica, campagne pubblicitarie social, creazione di siti internet/pagine social, VR Marketing, formazione aziendale, ricerche  di mercato a tema video-ludico, e perfino sessioni di supporto e aiuto di tipo psicologico ai giocatori degli eSport, ovvero le discipline competitive e professionistiche facenti riferimento al settore video-ludico.

Dulcis in fundo, l’azienda da poco cominciato a occuparsi anche della produzione e pubblicazione di giochi indie, con la pubblicazione il 5 febbraio 2019 del loro primo titolo indie per PC, il GDR Fates 8 Stories(F8S), disponibile all’acquisto su Steam all prezzo di 6,69 euro e in attesa di venir pubblicato anche in versione per Smartphone sugli App Store e la creazione di un libro presto disponibile (che aspettiamo di leggere) chiamato “Dentro il videogioco”
Operano su più fronti i ragazzi, con quel tocco di Eclettismo che ci piace.
Ecco qui di seguito il testo dell’intervista che i membri dello staff di Horizion Psytech hanno concesso a noi umili scrivani di 4GameHz:

Salve Ragazzi. Prima di cominciare, vorremmo ringraziarvi per aver deciso di spendere due parole con noi. Senza ulteriori esitazioni, parliamo un po’ della vostra attività.

1) Come è quando è nata la vostra squadra?
Noi quattro soci fondatori di Horizon (Gabriele Barone, Giacomo Garcea, Andrea Zanacchi e Francesco Italiano) abbiamo intrapreso lo stesso percorso di studi specialistico dopo la laurea triennale in Psicologia presso l’Università Cattolica di Milano, ovvero quello di Psicologia delle Nuove tecnologie, dello sviluppo e della comunicazione. Lì ci siamo conosciuti e, per quello che era un progetto universitario, abbiamo dato vita ad Horizon, che inizialmente si chiamava “Psicologia dei Videogiochi”.

2) Cosa lega secondo voi la Psicologia al mondo dei videogiochi?
Videogiochi e psicologia in realtà sono molto più legati di quanto si pensi. Basta soffermarsi un secondo e pensarci su. Uno degli aspetti chiave del gaming, ovvero la giocabilità, è strettamente influenzata da dimensioni psicologiche quali la user experience (il vissuto esperienziale legato all’utilizzo di una tecnologia da parte di un giocatore) e l’usabilità (la capacità dello stesso giocatore di tradurre le proprie intenzioni dal reale al digitale). Questo è solo uno degli esempi, ma potremmo citare anche l’ambito educativo: il videogioco è un medium estremamente affascinante, che comporta una gamma incredibile di vantaggi cognitivi ed emotivi per chi vi gioca. Purtroppo questo aspetto viene spesso messo in secondo piano, schiacciato da stereotipi che puntano a far notizia senza avere alcuna base scientifica. Per questo ripetiamo sempre che è necessaria un’educazione al videogioco, sia per i più piccoli (per regolare il proprio gaming e poterne beneficiare), che per gli adulti, che spesso pensano di avere conoscenze sull’argomento, ma che in realtà poggiano su luoghi comuni. Inoltre, è possibile citare anche gli esport, dove la dimensione psicologica della preparazione mentale si sta rivelando sempre più cruciale per poter ottenere risultati. Insomma, la psicologia tocca il mondo dei videogiochi da diverse angolature e scindere i due ambiti sarebbe davvero impossibile.

3) C’è qualche studio accademico o sul campo che, agli inizi della vostra carriera, vi ha in qualche modo ispirato?
Sicuramente uno dei libri che per primi ci ha avvicinati a questo ambito è proprio Psicologia dei Videogiochi di Triberti ed Argenton. Lo abbiamo scoperto perché portava il nome del nostro stesso blog e devo dire che ha avuto un ruolo cruciale nell’orientamento della nostra attività.

4) Che tipo di giochi vi piace giocare quando non vestite i panni di Horizon Psytech?
In realtà, essendo in quattro, ognuno ha gusti ben differenti, io (Gabriele) adoro giocare agli RPG Openworld, in cui posso perdere ore esplorando e portando a termine missioni secondarie. Andrea invece è un giocatore a 360°, legato al mondo Indie, anche se, come me, lui nasce dal Nintendo e per ogni vero Ninty che si rispetti, certi amori non finiscono mai. Dunque apprezza molto quelli che sono i classici come Zelda, Mario, Pokèmon, ma non disprezza nemmeno le esclusive Sony. Giacomo invece è il nostro tiratore scelto, nel senso che è un mostro in qualsiasi gioco dove si spari. Lui gioca principalmente a sparatutto, anche se non disegna ogni tanto perdersi in qualche avventura RPG in stile Final Fantasy o Kingdom Hearts. Infine, anche Francesco ama gli shooter, ma più verso il genere MMORGP (Destiny su tutti). Inoltre, apprezza molto anche i giochi di corsa ed Hearthstone.

5) Che opinione avete del settore dell’industria video-ludica?
L’industria videoludica secondo noi ha un potenziale incredibile, le cifre che stanno facendo registrare sono da capogiro, ma ancora non esprimono a pieno il valore che i videogiochi hanno ad oggi. Per ora il mercato si concentra su giochi volti a divertire ed intrattenere, quando cominceranno ad uscire titoli anche per insegnare allora lì ci sarà un’ulteriore esplosione.

6) Cosa  ne pensate dell’odierna offerta video-ludica a livello Etico/Sociale e commerciale?
È un’offerta estremamente ricca e variegata, in cui ogni giocatore può soddisfare i propri interessi, così come i propri bisogni. In termini etici, bisognerebbe prestare maggiore attenzione ai sistemi di controllo rispetto ai contenuti dei vari titoli. PEGI e simili per ora sono solo normative e spesso la gente di approfitta di questa cosa: i giovani da un lato accedono a contenuti inadatti; i genitori dall’altro si deresponsabilizzano. Un regolamento più ferreo sicuramente gioverebbe.

7) Che cosa ne pensate della correlazione gioco=violenza?
È una correlazione assolutamente infondata. Ad oggi, nessuna ricerca scientifica attendibile ha rilevato un nesso di conseguenza diretto tra l’utilizzo di videogiochi e l’aumento di aggressività o di comportamenti violenti associati. Siamo di fatto di fronte ad un vero e proprio luogo comune, ma presumo faccia vendere i giornali, visto che spesso e volentieri troviamo allusioni simili sulle prime pagine dei vari quotidiani…

8) Voi avete dei servizi correlati al mondo degli E-Sport, cosa ne pensate riguardo questo nuovo approccio agli sport non convenzionali?
Esatto, abbiamo dei servizi volti a preparare mentalmente i giocatori competitivi a quella che è la propria branca agonistica di competenza. In realtà è un approccio che nasce proprio dagli sport convenzionali, ma che visti i numerosi aspetti comuni con gli esport è possibile traslare. Anzi, proprio perché negli sport elettronici la componente fisica è ridotta, rispetto ad altre tipologie più canoniche, la preparazione mentale diventa cruciale per ottenere dei risultati positivi. Sulla diatriba sport vs esport preferisco non esprimermi, ci sono argomenti validi per considerare i due ambiti come simili e ce ne sono di altrettanto validi per considerarli diversi.

9) Ultima domanda. Vi ringraziamo per il vostro tempo dedicatoci e vi auguriamo un grosso in bocca al lupo per tutto e vi chiediamo:
Qual è secondo voi il gioco che racchiude degli insegnamenti a livello etico/morale, sociale e psicologico e che può essere utile a livello pedagogico ed educativo o che almeno racchiuda una delle voci elencate?
Non è una domanda facile, anche perché i giochi con componenti educativi sono moltissimi, anche se la maggior parte sono conosciute. Se rispondessi Fates 8 Stories, gioco che abbiamo realizzato noi, potrebbe sembrare un po’ borioso, ma il nostro titolo comprende tutta una serie di meccaniche volte a migliorare le Life Skill dei giocatori, come pensiero logico, empatia e creatività, mentre giocano. Ma come dicevo ci sono moltissimi titoli che vantano componenti pedagogico educative: That Dragon Cancer sensibilizza una delle malattie più terribili ed attuali della nostra epoca: il cancro. Assassin’s Creed insegna in maniera dettagliata diverse epoche storiche, seppur romanzandone alcune parti. Classe Compete attraverso un sistema gamificato motiva gli studenti di scuole elementari all’apprendimento e potrei andare avanti a citare titoli. In realtà non mancano i giochi con componente educativa, direi che ad oggi manca ‘l’interesse nell’applicarli in contesti educativi, ma piano piano le cose stanno cambiando e si arriverà anche lì.

Tanta Esperienza al servizio dei videogames con un approccio scentifico/psicologico quindi per i ragazzi di Horizon.
Vi consigliamo di seguirli e di informarvi sulla moltitudine di servizi che offrono!
La psicologia e i Videogames: un matrimonio possibile.

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