HRAFNKELS SAGA: VIAGGIO NEL MONDO DEI VICHINGHI NELL’ISLANDA MEDIEVALE (SECONDA PARTE)

Ben ritrovati cari FollowHz in questa nuova puntata de “Le Storie del Corvo”!

La volta scorsa, episodio dedicato ai vichinghi, avevamo lasciato Hrafnkell, il protagonista di questo racconto, ormai divenuto un uomo facoltoso e di grande autorità, ricevere la visita di Einarr figlio di Thorbjörn, il quale aveva abbandonato la dimora paterna in cerca di una propria dimora, e disperando nel riuscire a trovare un luogo che non fosse già dominio di qualcuno, era venuto a chiedere di poter essere preso a servizio.

Dopo aver ascoltato la richiesta dell’ospite, Hrafnkell, disse: “Perché solo adesso vieni a farmi questa richiesta? Se ti fossi presentato per tempo ti avrei riservato il posto migliore di tutti.

scudo e spada utilizzati dai vichinghi

scudo e spada utilizzati dai vichinghi

Adesso tutte le mansioni qui sono svolte dai miei servi, a eccezione di quell’unica che, temo, non vorrai affatto.”

Einarr domandò di cosa si trattasse. Hrafnkell rispose che non vi era nessuno che si occupasse del suo gregge di pecore, e che aveva un gran bisogno di qualcuno che se ne prendesse cura.

Einarr rispose che non gli importava del genere di lavoro d svolgere, se questo o qualsiasi altro, affermando anzi che gli sarebbe bastato accontentarsi di ricevere come salario i soli vitto e alloggio.

“E sia. Questi sono i termini dell’accordo”, disse Hrafnkell; “Non dovrai fare altro che prenderti cura di cinquanta pecore presso un pascolo sull’altipiano, e nel corso dell’estate raccoglierai e porterai qui tutta la legna da ardere la presente.

Farai così per un periodo di due anni e mezzo.

Non ci saranno altri obblighi a eccezione di uno, che già avevo stabilito con gli altri miei pastori.

Freyfaxi percorre la valle vicina con il suo branco di giumente; nel corso della stagione invernale e di quella estiva dovrai prendertene cura; e tuttavia ti do quest’ultimo avvertimento.

Per nessun motivo dovrai cavalcarlo, poiché ho fatto voto che avrei ucciso l’uomo che avesse osato salirci in sella” .

Ad accompagnarlo vi sono dodici giumente.

“Qualunque di queste tu voglia, che sia di notte o di giorno, sono a tua disposizione.

Ora fa come ti ho dico, e tieni a mente il detto antico, “nessuna colpa ricade sulla testa di chi da un avvertimento”.

Adesso sai quanto ho detto.”

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A quel punto Einarr affermò con gran fiducia di non essere sotto effetto di alcun tipo di sortilegio malaugurante da spingersi a montare un cavallo proibito, tanto meno quando vi erano altri cavalli a sua disposizione.

In seguito Einarr tornò a casa per riprendere i propri indumenti, e si diresse ad Aðalból. Subito dopo portarono il bestiame fino alla fattoria di Hrafnkelsdalr, che si trovava presso un luogo chiamato Grjótteigssel.

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Durante l’estate tutto andò per il verso giusto con Einarr, tanto che, fino a metà della stagione, non vi fu mai una pecora persa; ma una notte accadde che quasi trenta animali scapparono via.

Einarr percorse le piste battute dalle pecore, guardando ovunque potesse senza  trovare traccia delle bestie, e così fu per quasi una settimana. Una mattina Einarr si alzò presto e, uscendo, scoprì che tutta la nebbia da sud e la pioggerella si erano diradate.

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E così prende in mano un bastone, una briglia e un tappeto da equitazione. Poi proseguì, superando Grjótteigsá, che correva sopra la fattoria.

Sulle piane di ciottoli vicino al fiume giacevano tutte le pecore che erano state a casa la sera prima.

Le guidò a casa in direzione della fattoria, e poi andò in cerca di quelle  che mancavano.

In quel momento riusciva a scorgere in lontananza i cavalli sulle pianure, e decise di prenderne uno per sé da poter cavalcare, sapendo che avrebbe coperto le distanze più rapidamente in sella piuttosto che a piedi: e quando raggiunse i cavalli, dovette rincorrerli, dato che si trattava di bestie molto schive e diffidenti, per quanto mai prima di allora erano fuggite da nessuno.

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Tutti quei cavalli scappavano, con la sola eccezione di “Freyfaxi”.

Era tranquillo e fermo, come se fosse stato sepolto nel terreno.

Einarr, vedendo che la mattina stava passando, pensò che Hrafnkell sicuramente non avrebbe mai saputo se avesse cavalcato sul cavallo, e così lo prese, vi mise le briglie e la coperta per cavalcare sulla schiena sotto di sé, e vi montò su.

In groppa allo stallone corse oltre la gola di Grjóta, e più in alto verso i ghiacciai, poi lungo quel ghiacciaio sotto il quale scorre Jökulsá, e poi lungo il fiume fino alla fattoria di Reykir.

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Chiese a tutti i pastori che incontrò se qualcuno di loro avesse visto le pecore smarrite, ma nessuno di loro affermò di esservisi imbattuti.

Einarr cavalcò “Freyfaxi” dalla prime luci dell’alba fino a metà  della sera, gli fece percorrere rapidamente ampie distanze, dato che era il migliore dei cavalli.

pexels joan costa 3379771Poi venne in mente a Einarr che era già ora di far rientrare nella fattoria le pecore che erano ancora in suo possesso, lasciando stare quelle che non riusciva a ritrovare.

Così cavalcò verso est attraverso i colli dei monti in Hrafnkelsdalr.

Ma mentre scendeva da Grjótteigr, udì il belare delle pecore lungo la gola del fiume, proprio dal punto dove, non molto distante aveva cavalcato prima.

Voltandosi, vide trenta pecore accorrere in gran fretta verso di lui, proprio quelle che erano scomparse già da una settimana intera, e queste, con il resto del gregge, riportò entrò i recinti del rifugio.

Il cavallo schiumava di sudore, tanto che tutto il pelo era fradicio e gocciolante, oltre che lordo di fango oltremisura e completamente esausto.

pexels evgeny tchebotarev 3907841Si rotolò dodici volte su se stesso emettendo un potente nitrito.

In fine si avviò trottando a passo veloce lungo i sentieri battuti dal bestiame.

Einarr gli corse subito dietro per tentare di raggiungerlo e riportarlo tra gli altri cavalli, ma in quel momento “Freyfaxi” si mostrò tanto ritroso, che Einarr non riuscì più ad avvicinarcisi.

Così il cavallo corse giù per tutta la valle, senza mai fermarsi finché non tornò a casa ad Aðalból.

In quel momento  Hrafnkell sedeva a tavola e quando il cavallo arrivò davanti alla porta emise un forte nitrito.

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Hrafnkell disse a una delle ancelle che stavano servendo a tavola di andare alla porta, “poiché ho sentito il nitrito di un cavallo, un verso tanto simile a quello di “Frefaxi”. 

Questa andò alla porta e “Freyfaxi” apparve molto malconcio .

L’ancella riferì a Hrafnkell che “Freyfaxi” si trovava fuori dalla porta ed era piuttosto malconcio .

“Che cosa avrà il cucciolo per voler tornare a casa proprio adesso momento?”, disse Hrafnkell; “certo questa non è cosa buona.” 

Poi uscì e vide “Freyfaxi” e gli parlò: “Mi dispiace vederti in questo stato, mio buon cucciolo; tuttavia, hai dimostrato tutta la tua intelligenza venendo fin qui per farmi sapere quello che ti è accaduto; per questo ci sarà la dovuta vendetta, e ora puoi tornare tra le tue giumente.”

E subito dopo “Freymaxi” risalì di nuovo la valle per riunirsi alla sua mandria.

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La visita di Hrafnkell.

 A sera Hrafnkell andò a letto come al solito e dormì tutta la notte. La mattina seguente si fece portare a casa un cavallo, ordinò che fosse sellato e cavalcò fino alla cascina degli ovini.

Cavalcò con indosso vesti azzurre e impugnando un’ascia, ma nessun’altra arma aveva con sè.

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In quel momento Einarr aveva spinto le pecore nel recinto e si era sdraiato sul muro di pietra circostante, contando ogni singolo animale, mentre le donne erano impegnate a mungere le bestie.

All’arrivo di Hrafnkell tutti gli porsero il saluto e questi chiese a Einarr come stessero andando le cose.

Einarr rispose: “A me non è andata troppo bene, perché per una settimana avevo smarrito trenta pecore, anche se adesso le ho ritrovate”.

ny pexels joan costa 3379784Hrafnkell disse che non di una faccenda di tal genere che voleva sapere; “Non è accaduto così spesso che perdessi delle pecore, come ci si sarebbe aspettato.

Ma non è forse successo niente di ben peggiore? Non hai cavalcato “Freyfaxi” ieri?”

Einarr non ebbe molta possibilità di negarlo.

Hrafnkell rispose: “Perché sei andato in sella su questo cavallo, che sapevi ti era proibito, quando vi erano altri in abbondanza da poter montare liberamente?

Avrei anche potuto perdonarti questa violazione, se non avesse fatto un giuramento così solenne.

Ma hai comunque avuto il coraggio di dire la verità”.

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Ma in ragione della credenza che coloro che mantengono i propri giuramenti non cadono mai in disgrazia, balzò giù da cavallo, guizzò verso Einarr e vibrò un colpo mortale.   

Dopo aver compiuto ciò Hrafnkell tornò a casa ad Aðalból dove riferì questi fatti.

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Successivamente si trovò un altro pastore per prendersi cura della fattoria.

Fece comunque portare la salma di Einarr verso ovest sulla terrazza vicino alla cascina degli ovini, e lì sistemò un Cairn sepolcrale di pietre accanto al suo tumulo; ed è chiamato il Cairn di Einarr, dove, quando il sole è proprio sopra di esso, si conta alla fattoria si conta l’ora di mezzogiorno. (Continua…)

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Immagini tratte da: (Pixabay Adam Malycha, Slowowl, TheDigitalArtist, JimboChan, Les Whalley, Anders Mejlvang

Pexels.comErik Mclean, Meik Schmidt, ArtHouseStudio , Kata Pal, Tatiana, Joan Costa, Evgeny Tchebotarev 

Unsplash.comTengyart).

Fonti scritte tratte da:  Sagadb.orgHrafnkels Saga  freysgoða, Hrafnkels saga freysgoda no, Hrafnkels saga freysgoda en, Hrafnkels saga freysgoda de.

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