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Behind The Strand: Dopo Hideo Kojima

Bentornati cari FollowHz,

State pronti per esplorare l’ignoto!!!

Cosa vi viene in mente osservando su schermo la parola collegamento? Probabilmente le prime idee saranno incentrare su link, pagine web o sull’internet nel suo complesso insieme di meccaniche e potenzialità. Probabilmente però i pensieri che si avvicendano nella vostra mente cambieranno radicalmente se vi chiedo di soffermarvi sulla traduzione inglese del suddetto insieme di caratteri. Stranding, un semplice vocabolo inglese che da un giorno all’altro è arrivato ad essere fra i più cliccati nelle ricerche di Google. Tutto grazie alla mente geniale di un uomo, il cui scopo non era quello di creare un Game of The Year, quanto più di far rumore per riflettere sulle attuali condizioni del genere umano.

Hideo Kojima ha da sempre gettato scompiglio nei forum di videogiochi, sia in passato con la sua geniale saga di Metal Gear Solid, sia nel presente con il suo ultimo progetto intitolato Death Stranding. Tutte le opere create da quest’uomo sono collegate da un sottile filo rosso, che vi cattura, vi trasporta in un viaggio senza meta di cui conoscete la esclusivamente la struttura di base. La storia di Solid Snake aveva contribuito a mettere in atto cambiamenti profondi, in primis incentrati su un ambito molto piccolo, ovvero quello dello Stealth, per poi inserirsi di prepotenza nelle discussioni riguardanti la dicotomia tra divertimento e narrazione. I “Filosofi” del videogioco spesso dimenticano l’incredibile intervento che quest’autore ha scelto di porre nel medium. Ma se abbiamo appurato che l’autore in questione è capace di sollevare polveroni di haters e fanboy scatenati, perché allora non ci soffermiamo sul suo ultimo progetto?

Norman Reedus, Mads Mikkelsen, Guglielmo del Toro, semplici nomi che vanno però a comporre le motivazioni della notorietà di questo capolavoro. Attori reali che prestano i loro volti per un progetto ludico, sembrerebbe fantascienza, ma è la più pura e semplice verità, cristallina come il vetro che separa il giocatore dagli avvenimenti di Sam Bridges. Se l’intervento del produttore giapponese prima citato si limitasse ad una scontata produzione senza fini morali ed etici, non meriterebbe l’appellativo di genio visionario che porta. Collegare è sinonimo di unire, un concetto basato sulla sinergia che si viene a creare tra più persone, cuori e anime. Qualcosa che se viene inizialmente comunicato nella finzione, si è poi via via andato a diramare anche nelle corde della realtà.

L’iniziativa dei Connectors è un’esempio lampante di ciò che intendevo. Molti paesi d’Italia sono sperduti, non riescono ad avere un vero e proprio Contatto con il mondo. Ed è qui che Sony ha avuto la caparbietà di uscire dagli schemi e traslare le key feature dell’opera di Kojima all’interno del nostro territorio. L’utilizzo di Youtuber come Sabaku No Maiku sono solo la punta dell’iceberg rispetto ad un progetto incredibile, che ha già riscosso notevole successo. Nonostante ciò la testardaggine di alcuni detrattori ha portato alla creazione di fangame vergognosi, che denotano come la rappresentazione dei Homo Demens presente nel protagonista del nostro articolo sia più vera che mai. 

Man Standing non è solo un’orribile parodia, seppur a tratti divertente, ma rappresenta perfettamente una piccolissima parte dell’insieme di odio represso troppo spesso lanciato contro prodotti originali ed innovativi. Inutile dire che considerare le vendite del prodotto non fa altro che peggiorare la situazione, in quanto, seppur ingenti, non fanno giustizia alla bellezza del prodotto citato. Reputo che troppo spesso si vada a denigrare produzioni molto valide per colpa di una diversità ben riuscita (o meno) che spaventa, allontana, divide, provocando effetti opposti rispetto a ciò che dovrebbe essere provocato nel nostro animo vedendo elementi che dovrebbero suscitare curiosità.


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