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STORIE DI ARDA: UN CONFRONTO TRA TOLKIEN E I DUE CAPITOLI DELLA SERIE VIDEOLUDICA DELLA TERRA DI MEZZO: L’OMBRA DI MORDOR E L’OMBRA DELLA GUERRA (SECONDA PARTE).

Benventi o carissimi FollowHz a un nuovo appuntamento delle  “Storie del Corvo”! 

Nella puntata precedente abbiamo discusso dei due giochi fortemente ispirati alle storie di Tolkien, i due capitoli della serie Terra di Mezzo realizzati da Monolith Productions che, nel loro impianto concettuale, sono riusciti a rendere l’opera dei Professore di Oxford in quella stessa maniera così maestosamente spettacolare con cui Peter Jackson l’aveva mostrata al pubblico di tutto il mondo attraverso la propria trilogia cinematografica.

(Immagine tratta da The RadBrad).

Nel momento in cui il giocatore comincia una partita a l’Ombra di Mordor e a l’Ombra della Guerra ha l’impressione di trovarsi, in tutto e per tutto, davanti a un film realizzato dal regista neozelandese grazie all’uso sapiente di flash back, dialoghi, grafica eccezionalmente realistica e e una colonna sonora che in quanto a maestosità non ha certo nulla da invidiare alle pellicole della trilogia o a quella dedicata allo Hobbit, (lavoro davvero magistralmente eseguito da professionisti della composizione orchestrale quali possono essere Nathan Grigg, Gary Schyman e Kelli Schaefer) ma che anzi, proprio perchè si tratta di due videogiochi, danno in più la possibilità (o almeno potendo dare la sensazione) di essere parte attiva nello scenario di questa opera grandiosa vestendo panni del protagonista Talion, e non dovendo così limitarsi a essere solamente spettatore delle vicende.

(Immagine tratta da The RadBrad).

Da questo punto di vista l’intenzione del team di Monolith Productions (squadra che, fra gli altri, si è avvalsa della collaborazione alla sceneggiatura di Christian Cantamenssa, talentuoso scrittore e autore di opere videoludiche di origini italiane trapiantato negli USA) è perfettamente riuscita.

Ciò che forse molti puristi tolkeniani avranno da ridire su questi due titoli risiede in uno degli elementi che più risaltano all’interno della loro struttura narrativa e di gioco: la capacità acquisita da Talion con l’aiuto dello spettro di Celebrimbor di manipolare le menti degli Orchi per poterli utilizzare come soldati contro i propri simili e poter in questo modo contrastare la conquista della Terra di Mezzo da parte di Sauron

(Immagine tratta da The RadBrad).

Questo piccolo elemento (una delle frequenti “licenze poetiche” che registi e sceneggiatori sia in ambito videoludico sia in quello cinematografico possono inserire per le più disparate motivazioni) se in un primo momento può apparire poco importante, guardando più in profondità mostra una differenza sostanziale con l’ideologia che J.R.R. Tolkien ha infuso in tutta la sua poderosa opera letteraria.

(Immagine tratta da The RadBrad).

Probabilmente, questa componente particolare di consentire a un guerriero umano di poter usare i poteri di uno spettro elfico per dominare degli orchi e usarli contro il loro originario signore sarebbe apparsa, agli del Professore, come un forte travisamento della visione concettuale dietro alle vicende narrate nel Silmarillion, nello SDA e ne Lo Hobbit, visto che l’idea fondamentale che attraversa tutti questi libri è quello dello scontro tra il Bene Supremo e il Male in Rivolta da combattere e sconfiggere, e che una costituente fondante di quest’ultimo è proprio l’idea della manipolazione.

Come ben noto, Tolkien era di fede cristiano cattolica, di impostazione piuttosto conservatrice e tradizionalista (famoso è l’aneddoto che suo nipote Simon, da bambino, racconta di quando insieme si recavano a messa e, come protesta contro l’allora recente abolizione della liturgia in latino, mentre tutti gli altri fedeli rispondevano alle parole del prete in inglese lui lo faceva vigorosamente nella vecchia lingua), fattore che aveva contribuito in modo determinante a dare forma alla sua opera.

(Immagine tratta da Eruantano).

Anche se più volte il Professore di Oxford aveva ribadito la propria avversione per il concetto di allegoria in tutte le sue forme, è spesso frequente, in molti passaggi dei suoi libri, trovare delle parti che hanno una qualche caratteristica riconducibile a questo tipo di figura retorica, tanto che in una delle sue molte lettere arrivò perfino a contraddire (forse apparentemente) questa sua opinione affermando che la propria storia era “una allegoria del Potere (lettere di Tolkien, n 186)“.

Dunque, oltre al concetto di scontro  tra Il Bene, via via rappresentato dalle figure del Sommo Signore Creatore Eru-Ilúvatar, degli Ainur, le entità spirituali da lui create e in buona parte scese nel mondo di Arda dopo averlo creato, e il Male, incarnato da esseri come l’Ainur ribelle Melkor-Morgoth, (non a caso simile alla figura del Lucifero bibblico) e il suo servitore Sauron, vi è quello di avversione verso il concetto di Potere nella sua forma più oscura.

(Immagine tratta da Eruantano).

La distruzione dell’Anello Potere è emblematica in questo senso. Esso era stato forgiato assieme agli altri anelli da Celebrimbor su richiesta di Sauron, così che quest’ultimo potesse imporre il proprio dominio su tutta la Terra di Mezzo e schiavizzarne i popoli, e i poteri di questi oggetti malefici sono tanto pericolosi quanto subdoli, dato che sono in grado di ammaliare e poi dominare chiunque decida di impossessarsene, arrivando anche a corromperne la natura in maniera devastante.

(Immagine tratta da theRadBrad).

Dunque, anche se si tratta di una semplice “modalità di gioco”, quella del “dominio mentale sugli Orchi” avrà molto probabilmente destato qualche preoccupazione nel Professore, dal momento che si ripropone l’idea di “imporre il proprio potere e la propria volontà” su altri esseri, anche se malvagi (ed anche disastrosamente fallace, dal momento che si arriva a imitare le stesse identiche strategie utilizzate dalle forse oscure che dai tempi remoti della creazione, hanno sempre cercato di soggiogare Arda e i suoi abitanti).

(Immagine tratta da Men of The West).

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

  


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